Chiara Calati e Magenta fanno bene a NON patrocinare il Milano Pride, l’anomalia è Marco Ballarini

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    MAGENTA – Il mainstream locale del politicamente corretto cerca, forzosamente, di rovesciare la realtà dei fatti elogiando la scelta di un sindaco a capo di una coalizione sui generis, ma coi piedi ben piantati nel centrodestra, che decide di rinnovare il patrocinio al Milano Pride, la consueta parata del variopinto mondo gay e Lbgt. 

    Parliamo ovviamente di Marco Ballarini, sindaco di Corbetta, la cui scelta sarebbe per qualcuno ‘prodromica’ a quella che dovrebbe assumere Chiara Calati, sindaco di Magenta.

    A  noi questa impostazione fa sorridere, perché consideriamo Ballarini il conformista, e Chiara Calati- assieme alla sua giunta- quella coraggiosa ed anticonformista.

    Vediamo perché. Il primo sindaco a rompere di recente l’omertoso muro del political correct è stato Ugo Rossi, primo cittadino di Trento, motivando che il Gay Pride “è un evento folcloristico ed esibizionistico”. Poi quello di Genova, Marco Bucci di centrodestra ha deciso di non concedere il patrocinio per manifestazioni per cui, in passato parte della popolazione si è sentita offesa. A seguire il sindaco di Novara Alessandro Canelli, leghista schietto, ha detto che non darà né patrocinio nè collaborazione economica e organizzativa perché ritiene la parata una manifestazione simbolico-folkloristico che non apporta il giusto contributo al problema ed è un’inutile ostentazione. Idem il Governatore della Lombardia, Attilio Fontana che ha spiegato: «Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato. Il Gay Pride è divisivo e quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere». Dario Nardella, sindaco di Firenze, ha negato nel recente passato il gonfalone regionale, mentre il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli di Forza Italia lo scorso anno aveva preparato un “decalogo” dei “limiti di accettabilità dentro i quali i partecipanti avrebbero dovuto attenersi e contenersi.

    Esistono poi sindaci che si sperticano nella promessa che i Gay Pride rappresentino per le città ospitanti l’occasione per positive ricadute economiche: nel 2016 l’allora sindaco di Treviso, “città cortese” nel patrocinale il Pride, rassicurò i commercianti sull’indotto che avrebbe generato l’evento. Le associazioni dei commercianti, ben contente di fare due caffè in più si erano organizzate per accogliere l’onda LGBT. Risultato: moltissime famiglie preferirono defilarsi dalla città che risultò semi deserta.

    Ma al di là delle scelte dei sindaci, legittime sia da parte dei favorevoli al Pride quando per i contrari (chissà come mai, tuttavia, il NO fa scattare l’accusa di essere retrogradi), c’è un tema come sempre inevaso da Marco Ballarini. Quale cultura, quale visione di società, quali valori promuove Corbetta, che mette Rivoluzione Cristiana nelle coalizione a capo della città salvo poi fare il contrario di quello che ci si aspetterebbe? Magenta ha un’Amministrazione che esprime le sensibilità di un centrodestra dove Lega, Fdi e anche Magenta Popolare hanno idee ben precise sul tema, posto che NON patrocinare il Pride NON significa negare la legittimità di unioni civili omosex. A noi piace chi ha il coraggio della coerenza e dell’anticonformismo, coerentemente con le idee di cui tanto ci si riempie la bocca nelle campagne elettorali, ma che una volta incassati voti e consensi si dimenticano nel cassetto per adagiarsi sul proscenio e incassare gli elogi di chi, legittimamente, esprime una visione del tutto diversa. Ma sappiamo bene che a Marco Ballarini gli applausi piacciono, da ogni parte provengano. Chissà se piacciono anche a chi l’ha votato.

    Fabrizio Provera

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