Chi sei? Sono la morte. Per Max Von Sydow (e Bergman)- di E.T.

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    Dedichiamo questa sublime articolessa di ET a Max Von Sydow, il cavaliere che Ingmar Bergman fece giocare a scacchi contro la Nera Signora, partito ieri per un ‘lungo viaggio’

     

    Chi sei?
    Sono la morte.
    Ti aspettavo.

    L’ultima luce viene da laggiù. L’ovest. Il nostro Occidente. Terra che forgia alla consapevolezza della terzina iniziale, e non ce n’è altra. Supremo il rosa, orgasmo da piccola morte. Siedo dunque in piazza Liberazione già Umberto I, (libera nos a malo, madre purissima) ad un attimo dal coprifuoco indetto dal gran visir dei domatori di pulci. Siedo al plateatico di un caffè e osservo le finestre dei palazzi, frutto di un’immondizia speculativa anno del Figlio 1960/70. Vedo le luci che accendono in appartamenti, insule, dove ci si rifugia con la testa sotto il tappeto del salotto ad angolo d’ingresso. I riflessi azzurrognoli delle televisioni. Coronavairus & smart working alias home working. Tutto in questo inglese da bidelli. E poi il puzzo delle verze mentre rimbombano le tastiere. Toh, sindaci imbelli si fan pavoni coi loro sorrisi a denti rifatti da concittadini buonasera vi informiamo sullo stato della città. Pubblicità & progresso, state in casa. Le pattuglie sorvegliano, con fare gradasso, ai quadrangoli delle vie. Le ha mandate il domatore di pulci. Lei dove va? Al camposanto. A quest’ora la luce è perfetta per guardare alla morte. Non sanno cosa rispondere, ti scrutano a marziano. E allora, con un gesto magnanimo, gli mostri il tesserino di giornalista pinco pallo iscritto all’ordine dal ‘94, ah vabbè!, punto esclamativo ed anche due punti, e vanno oltre. La ronda di Rembrandt van Rijn mostra una dignità perduta.

    Chi sei?
    Sono la morte.
    Ti aspettavo.

    Si tratta di una banale influenza. Siamo il paese più sicuro del mondo. Bisogna esorcizzare la paura, spritz per tutti a prezzi modici. Il terrorismo del corona virus è una vergogna nazionale. Fascioleghisti. E mangiava all’aperto il sindaco metropolitano ano ano. In via Paolo Sarpi. Il vairus, come disse l’addomesticatore di pulci numero due, e non so più cosa aggiunse se aggiunse. Il vairus. Ed eran quindici giorni fa. Ieri, con licenza sorridendo, si son cagati in mano e lavati la faccia. E inneggiano all’insufficienza democratica. Tale Lippi, non si sa chi sia di là dal tondo pelotaro, plaude che i cinesi fucilino gli scappati di casa. In Cina fucilano, in Turchia decapitano i soldati siriani. In Europa i Macron e le Merkel, coniugi senza figli né storia, scappati di casa, minimizzano i morti. Tanto son vecchi e i vecchi puzzano, scaracchiano, son senza denti, sputazzano. Troppo vecchi in Italia. Diciamocelo. Un paese di mammoni. Medicina di guerra, solo i giovani. Già si fanno avanti gli zerbinotti assessori regionali. Con le loro zoccole di turno a latrare e plaudire. Che bravo. Non ci sono più posti letto. Allestiremo container. Ma dobbiamo fare delle scelte. Troia.

    Chi sei?
    Sono la morte.
    Ti aspettavo.

    Affidatevi alla scienza. Ai vairusman che imperversano in televisione ed alle cagne da fb. Quelle che fino a ieri gridavano che i confini non esistono ed oggi, stamattina, prendono a calci i vicini di carrello al supermercato. Quelli che fino ieri gridavano all’estinzione della razza umana per salvare il pianeta ed oggi, oggi, sotto il tappeto.

    Chi sei?
    Sono la morte.
    Ti aspettavo.

    Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi. È storia vecchia. Atene cade per la paura della peste, non per la peste. Tucidide. L’uomo è ancora quello.

    Chi sei?
    Sono la morte.
    Ti aspettavo.

    Posso finire la mia Gauloises?
    Non c’è più tempo.
    Va bene, la spengo. Entriamo nella morte ad occhi aperti..
    Se è destino che un passero cada, il passero cadrà. Hamlet. Maturità è tutto.

    Chi sei?
    Sono la morte.
    Ti aspettavo.

    Emanuele Torreggiani

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