Checco Lattuada (ancora) assolto. Rassegnatevi, nemici. I militanti dell’Idea NON sono soggetti a processo

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    BUSTO ARSIZIO – «Per la terza volta consecutiva vengo assolto in un processo politico. La magistratura smentisce inquirenti troppo zelanti e forse politicizzati».

    Per chi come il (sotto)scrivente lo conosce da anni, non è affatto una sorpresa. Checco Lattuada, se ne facciano una ragione certi zelanti inquirenti (per fortuna, invece, che anche a Busto Arsizio c’è un giudice: rammentiamo le imperiture parole di Fabrizio De Andrè, ‘giudice finalmente/arbitro in terra del bene e del male’), è niente altro che un Militante dell’Idea. E le Idee, specie se condite di amore, coraggio, passione, NON sono soggette a processo.

    L’ex-consigliere comunale e attuale coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia è stato infatti nuovamente assolto, insieme ad altri sei tifosi della Pro Patria, dall’accusa di apologia del fascismo e violazione della legge Scelba sulla ricostituzione del partito fascista.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il giudice del Tribunale di Busto Arsizio Valeria Recaneschi ha accolto le tesi dei legali dei 7 imputati (Giovanni Adami, Luca Abbiati e Fausto Moscatelli) riguardo alla famosa foto che ritraeva i protagonisti della vicenda giudiziaria mentre facevano il saluto romano e il simbolo del tre con le dita, col volto coperto da un passamontagna, sulle gradinate dello stadio Speroni durante una partita della Pro Patria la sera del 12 gennaio 2016. La formula scelta è quella dell’insussistenza del fatto.

    Ogni volta che andiamo in Comunità Giovanile a Busto, ossia nel luogo che sul finire degli anni Ottanta Giovanni Blini fondò assieme a Checco ed altri ragazzi di neppure 20 anni, sorridiamo al pensiero del contrasto stridente tra l’immagine di Checco che certi media insistono col dare e la realtà.

    E la realtà, cari censori perennemente indignati che ci ricordate tanto il testo di una bellissima, vecchia canzone di Edoardo Bennato (‘Signor Censore che fai lezioni di morale/ Tu che hai l’appalto per separare il bene e il male/ sei tu che dici quello che si deve e non si deve dire), è che quelli come Checco Lattuada sono perseguibili soltanto del ‘reato’ di troppa Fede, di troppo Amore, di eccessivo attaccamento a un’Idea.

    Che può non essere la vostra, anzi che proprio non lo è. Un’Idea antica, e troppo difficile da definirsi per essere ‘compressa’ in una fredda aula di Tribunale. Non sappiamo spiegarvi come e perché sui muri della Comunità troverete le immagini di un socialista come Gerry Adams, di san Michele Arcangelo, immagini e libri di Ezra Pound, perché ci siano ragazzi e ragazze che da anni girano per Busto Arsizio dando da mangiare ai poveri e ai senzatetto. Senza chiedere loro tessere di partito, o peggio dichiarazioni ideali. Si risponde solo a un bisogno.

    No, cari censori. E’ troppo grande quello che vorreste additare al pubblico ludibrio- la ribellione giovanile, il fuoco che arde ancora negli occhi, il fascismo o quello che pensate sia il fascismo, la storia dei soldati irlandesi, le premonizioni di un vecchio poeta che gli americani chiusero in un campo di concentramento- per volerlo processare. A finire alla sbarra, ancora una volta, è la vostra piccolezza di sobillatori dello scontro di classe, dell’incitamento all’odio e al nemico da abbattere. Ma avete perso, ancora una volta.

    Il vostro cuore è pieno solo di rabbia. E neppure una rabbia positiva, ma uno sterile esercizio solitario, scisso da qualsiasi idea di Comunità. E’ un odio che vale come una pugnetta.

    Arrendetevi. Checco Lattuada assolto, ancora una volta. Amor vincit omnia, le Idee sono più forti del fuoco. Sursum corda, Comandante.

    Fabrizio Provera

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