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‘Caro sindaco Sala, i Navigli sono (già) qui’, di Dario Tonetti

 

Egr. Signor Giuseppe Sala, Sindaco di Milano e della Città Metropolitana.

Sono un cittadino di Robecco Sul Naviglio (appunto) che vuole esprimere la propria opinione in merito al dibattito sulla riapertura di alcuni tratti di naviglio dagli anni trenta sotterrati a Milano. Capisco che dietro alla loro riapertura c’è anche un progetto molto più ampio di riqualificazione di alcune zone di Milano, ma leggo anche che i fondi per i lavori non ci sono ancora e che altre urgenze ci sarebbero per la città.

Premetto che sono un suo sostenitore e che sto nella parte politica che rappresenta. Non voglio assolutamente frustrare una sua idea che vuole migliorare la qualità della vita dei milanesi, ma se mi permette, dare alcuni suggerimenti alternativi a quella che lei stesso ha chiamato “riapertura totale dei Navigli”.

Ebbene, lei è, oltre che sindaco di Milano, anche sindaco di una città metropolitana, dove già ci sono, senza doverli resuscitare, una serie di navigli, tra cui quello Grande, che sono già pronti, in tutta la loro bellezza, per essere sfruttati e valorizzati. Inutile ricordarle tutti i pregi di questi monumenti a cielo aperto, li conoscerà benissimo.

Ancora una volta mi preme intervenire, come feci già circa due anni fa, tra l’altro inascoltato e senza neanche una risposta da parte di nessun sindaco, che se è vero che ogni comune è sempre sovrano sul proprio territorio, vi è stata la nascita della città metropolitana, con il compito, a mio modo di vedere, di andare di là delle singole municipalità e con una visione molto più ampia del territorio. Altrimenti perché l’avrebbero creata e datole un rango istituzionale? Solo per sostituire la vecchia Provincia?

Purtroppo i sindaci della città metropolitana, non hanno a mio avviso ancora ben metabolizzato l’importanza della stessa, relegandola a un nuovo carrozzone burocratico, al contrario di ciò che avviene nelle città metropolitane europee.

Perché i sindaci della seconda zona omogenea della città metropolitana magentino-abbiatense per esempio, non prendono carta e penna e scrivono al sindaco della stessa, chiedendo che i nostri navigli, quelli veri, già esistenti, visibili, attivi, frequentati ecc., non siano presi in considerazione e rivitalizzati come si deve?

 

Certo anche qui ci sarebbero investimenti da fare, ma l’intervento non si realizzerebbe su di un cadavere ma su un contesto geografico e umano sano e vegeto. Sarebbe l’occasione per iniziare un percorso di vera città metropolitana, dove una persona che arriva a Milano, non va più solo a Milano ma anche nel suo hinterland, che sarà sempre Milano, seppur identificato con le singole località. Per capire meglio, chi viene a Milano non deve più pensare alla città come singola località ma come facente parte di un complesso molto più ampio che comprende anche tutte le località della città metropolitana. Ciò, oltre ad ampliare l’offerta turistica farebbe nascere un interscambio virtuoso a beneficio di tutti, dove ognuno potrà offrire il meglio che ha. Assistiamo invece a una Milanocentricità esasperata che lascia a noi solo le briciole. E’ indispensabile perciò che l’abbeveratoio non sia più solo la grande città, bensì tutta la metropoli e i suoi oltre tre milioni di abitanti.

Se i sindaci del nostro territorio non colgono quest’opportunità, che potrebbe essere la leva per rilanciare oltre che l’economia anche un salutare standing di vita, fra qualche anno, quando Milano avrà sistemato le sue periferie, ecco che le nostre comunità saranno le nuove periferie. A maggio ci sono le elezioni in molti nostri comuni; mi piacerebbe vedere espressa in qualche programma elettorale questa consapevolezza da parte dei futuri candidati. Non è certo un percorso facile, che comporta un salto culturale e un approccio pragmatico da parte di tutti, a partire dal sindaco di Milano. La politica serve quando riesce a guardare al futuro partendo dalla fatica del presente. Oppure pensiamo ancora che ogni comune possa bastare a se stesso? Che piccolo è bello? Che l’Europa, dove l’area milanese è a pieno titolo inserita, anzi molte volte fa da traino, non debba essere il nostro punto di riferimento?

Parco del Ticino, Parco sud, verdi vallate, ville storiche, monasteri, molini, rogge, fontanili, percorsi ciclabili, agricoltura rigogliosa, boschi e squarci di nostrana bellezza ecc.: il tutto intorno a 50 Km. di Naviglio Grande  già pronto, contro i cinque pezzi di navigli da riscoprire per circa due km. E per circa 150 milioni di euro! Del resto, non sto dicendo niente di nuovo; la nobiltà milanese già dal medioevo conosceva questi posti, a noi il compito di renderli nuovamente attrattivi e proficui. Proprio da Robecco Sul Naviglio nel 1998 s’iniziò un percorso, con Regione Lombardia, per la riscoperta dei Navigli e molto è stato fatto, ma lei m’insegna che se si rimane fermi, quando gli altri volano, non solo non si progredisce ma si torna indietro.

Venga a Robecco Sul Naviglio sindaco Sala, sarò ben lieto di accompagnarla e mostrarle tutte le ricchezze (la bellezza non è forse una ricchezza?) che i nostri navigli ma non solo, a pochi kilometri dal centro di Milano, possono regalare a tutti quei turisti, ma non solo, che vengono nella città metropolitana.

Cordiali saluti 

Dario Tonetti

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