‘Cari politici, le vostre carriere dureranno sempre di meno’- di Matteo Spigolon

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In tv e nei giornali sentiamo spesso parlare di aspettativa di vita.

Gli esperti si confrontano nei talk show e vengono intervistati dai quotidiani per farci sapere che con i progressi della scienza protremmo vivere qualche anno in più rispetto a prima.

Se la speranza di rimanere su questa terra aumenta, cosa possiamo dire di quella fase che si chiama “carriera politica” ?

Rispetto al passato, l’aspettativa di vita politica è nettamente diminuita.

Ha sempre un’inizio e una fine (che a volte coincide con la morte, vedi De Mita), ma una durata inferiore.

Oggi ci sei e domani non si sa.

Manca quella continuità che era una caratterista della “Prima Repubblica” e che è via via andata scemando.

Rapide ascese e altrettato fragorose cadute in disgrazia.

Per alcuni si assiste a un ritiro definitivo dalla politica.

Per altri, dopo essere passati dalle stalle alle stelle e viceversa in poco tempo, si pensa a tirare a campare pur di rimanere in gioco.

I politici di un tempo erano quasi degli Highlander, quelli di oggi assomigliano più a delle meteore.

Nell’ultima puntata della seconda stagione di Twin Peaks, dal titolo “Oltre la vita e la morte”, il vero Cooper rimane intrappolato in quell’oscuro posto chissà dove chiamato Loggia Nera.

Scopre che qualcosa esiste oltre la vita e la morte, ma si rivela una trappola non così piacevole.

Ed è la situazione in cui si sono trovati e si trovano diversi politici dalle carriere fulminanti.

Vale la pena essere degli influencer della politica, essere la moda del momento, dei Dio in terra per un breve periodo, pagando lo scotto nel lungo periodo?

Il tutto e subito è una mela avvelenata che la Strega, ovvero la società contemporanea, usa per indurre in tentazione uomini e donne alla ricerca di un rapido successo.

Sacrificare il futuro per il presente, però, non porta sempre bene: rischi di trovarti in una dimensione sconosciuta.

Non è solo una mia personale convinzione, ma un’opinione diffusa.

Beppe Caschetto, ex funzionario della Regione Emilia Romagna, oggi è il più potente agente dei vip in tv.

Ecco cosa dice:

“La mia abilità consiste nel valorizzare le qualità dei singoli, capire quando è il momento di fare qualcosa, ma anche di cambiare. E gli prolungo la vita artistica. C’è una cosa che ripeto sempre ai miei clienti: non devi diventare il personaggio del momento perché, se lo diventi, sei il personaggio di quel momento. E quel momento, mentre te lo godi, è già passato”.

Alessandro Riggio è il (social media) manager di Khaby Lame, l’influencer più seguito al mondo su TikTok per i suoi video divertenti muti.

E anche la sua opinione non è così diversa:

“Khaby deve studiare. Ora i premi Oscar chiedono un post con lui. Incredibile la forza espressiva applicata ai social di questo ragazzo nato in Senegal e cresciuto tra Settimo Torinese e Chivasso. Ma a lui e a tutti chiedo sempre di pensare a un altro lavoro, a un dopo: quella dell’influencer per me non è una professione, ma una condizione transitoria. Lui, per me, può diventare un nuovo Eddie Murphy: lo cercano Hollywood, lo vuole Bollywood”.

La riassumo così: pensate sempre al dopo, perché il contesto politico attuale ha fame di influencer da mettere sul piedistallo e da uccidere in rapida sequenza.

Oggi sulla cima della montagna c’è Giorgia Meloni, ma tra un anno?

Ci sono illustri esempi che non dovrebbero farle dormire sonni tranquilli.

Come lei, tanti altri.

A tutti i livelli.

Quando ti do dei consigli o ti offro i miei prodotti e servizi, l’obiettivo non è tanto e solo quello di vincere, ma fare in modo che 1) il tuo successo non si sciolga come neve al sole da un giorno all’altro e 2) aiutarti a prolungare il più possibile la tua aspettativa di vita politica.

Costruire un personaggio (quasi) esclusivamente sui social ti porterà a essere rinchiuso in men che non si dica nella Loggia Nera della politica.

Pensare di farlo, oltretutto, un paio di mesi prima delle elezioni, è un suicidio annunciato.

di Matteo Spigolon

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