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Cari islamici condannate “senza se e senza ma” quanto avviene in Pakistan ma soprattutto questo modello di civiltà

MAGENTA –  Sulla vicenda di Asia Bibi e sulla polemica tra il vice sindaco Simone Gelli e l’associazione Abu Bakar, per completezza d’informazione abbiamo inteso pubblicare sia il post dell’assessore della Giunta Calati messo sul proprio profilo facebook, sia la lettera di risposta degli amici islamici magentini. Orbene, abbiamo letto più volte, anche la nota che la stessa comunità mussulmana aveva diffuso qualche mese addietro, e obiettivamente al di là di generiche dichiarazioni sulla tolleranza e l’integrazione tra le le religioni, non ci abbiamo trovato altro. 

Vorremmo allora stare ai fatti della vicenda di cronaca di questi giorni, colpevolmente ignorata da gran parte della stampa in tutti questi anni. E per questo ci rifacciamo ad uno stralcio del post del vice sindaco Gelli:

“L’avvocato della donna, Ghulam Mustafa, è costretto a lasciare il paese, in quanto minacciato ripetutamente di morte, mentre il governo non solo non rimette Asia in libertà ma vieta pure alla donna l’espatrio. Durante le manifestazioni degli islamici, uno degli striscioni reca la scritta, “Hang Asia”. Hang, significa IMPICCARE!. Il marito di Asia è costretto a chiedere aiuto a Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, a Theresa May Primo Ministro Inglese ed al Premier canadese Trudeau, al fine di ottenere asilo politico, per lui e per la sua famiglia”

Ora quelli riportate da Gelli non sono impressioni, bensì i fatti di questi giorni. Aggiungiamo noi una dichiarazione dell’altro giorno del Ministro degli Interni Matteo Salvini (foto sotto): “La nostra diplomazia è al lavoro, ma dobbiamo muoverci con cautela e sotto traccia per tutelare anche gli italiani e le aziende che operano in Pakistan”. 

Questo la dice lunga sul livello di Democrazia che c’è in Pakistan – un Paese al 90% di fede mussulmana – e soprattutto su qual è il livello della tutela dei più elementari diritti che dovrebbero essere garantiti ad ogni individuo.

 

 

 

 

 

Pertanto, a questo punto, non volendo mettere in discussione la buona fede e le migliori intenzioni dei componenti dell’associazione Abu Bakar, è fuor di dubbio che la prima domanda che dovremmo farci è questa: Ma quanti tipi di Islam esistono? Quante sono le interpretazioni del Corano?  Perché c’è troppa dissonanza, tra le parole vergate nella lettera a firma della neo costituita associazione magentina e quanto sta avvenendo in Pakistan. E dove evidentemente, l’interpretazione della Parola del Profeta è molto più “integralista”…. Perciò pur comprendendo un certo e giustificato imbarazzo, chiediamo agli amici mussulmani della nostra città una presa di distanza netta e puntuale da questi fatti, ma anche una condanna per un modello di civiltà – che è quella del Paese da cui molto di loro provengono – che è quanto di più lontano ci possa essere da una democrazia moderna e liberale, e in cui  un uomo e  una donna hanno eguali diritti e medesime garanzie costituzionali. Non dovrebbe essere una cosa difficile, visto che sono stati accolti da un Paese dove tutto questo, per fortuna, è una realtà consolidata ormai alcuni decenni.

 

Fabrizio Valenti

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