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Carabinieri arrestati, Gaggiano: ecco dove la banda si riforniva di droga

Lo stupefacente veniva stoccato nel capannone di via dell'Industria 8 a Vigano

GAGGIANO –  Emergono particolari importanti dall’inchiesta che ha portato all’arresto di alcuni carabinieri a Piacenza che ricollegano la banda al nostro territorio. Le intercettazioni del 25 febbraio di quest’anno si sono rivelate fondamentali per gli investigatori per capire dove si rifornivano di stupefacente.

Era lo stesso Daniele Giardino a riferire a Montella, durante le loro conversazioni in auto i occasione del percorso tra Magenta e Bareggio a parlare di Gaggiano. Nel paese a pochi chilometri da Abbiategrasso si trovava il luogo dove veniva stoccata la droga. Pochi giorni dopo quella data, e precisamente il 19 marzo, il papà di Daniele, Matteo Giardino, viene arrestato perché trovato in possesso di oltre tre chili di marijuana. Quel giorno il figlio Daniele, a bordo di una Fiat 500 intestata alla compagna Clarissa D’Elia, 27enne residente a Santo Stefano Ticino, ha ricevuto lo stupefacente poi consegnato al padre.

Droga prelevata da un capannone di via dell’Informatica 8, nella frazione di Vigano a Gaggiano. A quel punto gli investigatori capiscono che gli indagati avevano contatti con gli ambienti calabresi del territorio. Le persone che gravitano attorno a quel luogo di via dell’Informatica hanno infatti, nella maggior parte, precedenti specifici.

Tale immobile, il 25 dicembre del 2015 era stato perquisito dai carabinieri della stazione di Rosate, sotto il coordinamento del comando compagnia di Abbiategrasso, con il sequestro di 670 grammi di marijuana e la denuncia di Davide Fabio, residente nell’abitazione situata all’interno del complesso al civico 8 di via dell’Informatica. Stessa cosa dicasi per il fratello Luciano Fabio, nativo di Abbiategrasso e residente a Rosate che nel 2008 venne denunciato perché trovato con stupefacenti e soldi di provenienza illecita. Dal quadro investigativo, fatto di intercettazioni ambientali e telefoniche, emerge come diverse volte gli indagati transitavano da Piacenza ai comuni del magentino e come i contatti nella zona fossero particolarmente attivi.

 

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