Bià, i primi 50 anni di Pier Strazzeri. E Magenta festeggia Tino Viglio

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    ABBIATEGRASSO MAGENTA – Giornata di festa e di compleanni per due personaggi molto conosciuti, benché in ambiti diversi, ad Abbiategrasso e Magenta.

    A Bià ‘scocca l’ora’ dei primi 50 anni di Pier Strazzeri, socio del bar più famoso della città, il Bar Castello. Dopo oltre 20 anni di gestione (l’inizio risale al 1999), Pier ha trasformato il locale in una terra d’elezione per gli amanti di cocktail e bere miscelato, dopo che il suo socio Stefano Guaita ne aveva precedentemente fatto un riferimento per gli appassionati di vino.

    Modi per festeggiare questo importante traguardo, ne siamo certi, il nostro amico Pier ne conosce assai.. Noi ci limitiamo ad un cento di questi cockytail, e di prodigiosi Gin Tonic..

    Da Abbiategrasso a Magenta, dove sempre oggi si festeggia il genetliaco di uno dei politici più importanti dell’ultimo mezzo secolo cittadino, ossia l’ingegner Tino Viglio. Oltre alla sua lunga esperienza professionale in seno allo studio Progest, Viglio è stato consigliere comunale, assessore ed amministratore per lungo tempo della Città di Magenta.

     

    Di seguito vi riportiamo un bel servizio pubblicato di recente su Bargiornale e dedicato a una delle ultime idee avute dal vulcanico Pier. Tanti auguri, anche da Ticino Notizie, ad entrambi i festeggiati!

    Insieme ai fratelli Vita ha creato l’Amaro RabarBaro. Pier Strazzeri, barman, titolare del BarCastello di Abbiategrasso, narratore

    Ci troviamo ad Abbiategrasso. “La città, non la fermata del metro”, come dice il suo motto stampato sulla maglietta nera. La t-shirt è di Pier Strazzeri, titolare del BarCastello, nato nel 1971 sotto la buona stella dell’ospitalità. Un concetto di accoglienza coltivato a modo suo. Un mix, scoppiettante come le Frizzy pazzy, di ironia, competenza, esperienza, schiettezza che affascina chi lo conosce. A cominciare dai suoi affezionati ospiti.

    Pier, cinquant’anni ben portati, capelli alla Drugo e un guardaroba trafugato dall’armadio del Grande Lebowsky. Il popolo dei social lo conosce per le sue magistrali photoshoppate ai grandi barman di città. Lui che è di provincia e ne tiene alta la bandiera. Una provincia dove può succedere di tutto. Anche le storie più inaspettate. Così quando è uscita la storia del “suo” Amaro RabarBaro – Fundeghera 1939, profumava di qualcosa troppo romantico e provinciale per essere vero. Sembrava una di quelle belle favole di famiglia raccontata bene, ma da incasellare nel libro del fantastico. Una storia bella perché immateriale, emozionante, salvifica. Come in un’abile storytelling dove si crea la storia anche laddove la storia non c’è. E invece no. Pier Strazzeri era sincero. Così com’è autentico il progetto di cui è entrato a far parte. Per questo, prima di raccontare la storia dell’Amaro RabarBaro, dobbiamo fare un passo indietro, porgere le nostre scuse e cedere il microfono al nostro anfitrione. «Ad un certo punto capita a tutti di domandarsi se quello che si sta facendo è realmente quello che si vorrà fare per il resto della vita. Nonostante un lavoro sicuro e ben avviato nell’azienda del padre, i fratelli Mattia e Luca Vita hanno voglia di cambiare qualcosa. Sono ormai almeno due anni che ascoltano il nonno, anch’egli in azienda, raccontare episodi passati del tempo che fu. E così scoprono che il bisnonno Natale Mario Vita nel 1939 aveva una fundeghera a Ossona». La fundeghera, per chi telefona da fuori provincia di Milano, era la tradizionale bottega alimentare che riforniva di cibo e di vino le famiglie del circondario. Prima molto prima che arrivasse l’Esselunga. Ma continuiamo: «E con tutto quel vino il buon Natale Mario si dilettava a creare un vermouth da bere con gli amici nei giorni di festa. Nasce da questi ricordi il marchio “Fundeghera 1939” dei fratelli Vita. Nessuna ricetta trovata in un cassetto polveroso bensì i racconti del nonno che aiutano a ricostruire quello che veniva prodotto, quasi per gioco, dal bisnonno. Da questa ricerca nascono tre prodotti: un vermouth molto morbido e vellutato, un bitter senza coloranti nato da un’attenta ricerca e mappatura degli ingredienti e un liquore ai fiori di sambuco, costruito sulla base di un vino che storicamente veniva commercializzato in Fundeghera e caratterizzato dall’utilizzo di miele come dolcificante». A questa allegra tripletta si è unito l’Amaro RabarBaro nato da un’amicizia spontanea tra Pier Strazzeri e i fratelli Luca. Dopo essermi aggiornato sulla storia di famiglia, ho cominciato a fare una ricerca incrociata tra la storicità e l’attuale richiesta del mercato.

    Amaro RabarBaro - Fundeghera 1939

    E sul ricordo di una caramella di cui era ghiotto quando ero bambino, è nata l’idea di rendere quella caramella un liquore amaro da miscelazione. Il processo di produzione viene seguito artigianalmente. Occorrono 60 giorni per ottenere un infuso di rabarbaro in modo da avere un prodotto finito con il 31% vol. alcol, necessario per poter resistere a una vigorosa shakerata. E poi 45 giorni di infusione per genziana e china. A completare il profilo organolettico e una lacrima di liquirizia per legare gli ingredienti in un Amaro che si presta anche a una bevuta liscia. La bottiglia ricorda i vecchi contenitori dei rimedi medicamentosi farmaceutici ritrovate nelle cantine della Fundeghera del bisnonno e anche l’etichetta rimanda a quei tempi, in continuità con la filosofia dei prodotti dell’azienda. Presentato nel 2018 al BCB di Berlino ha ottenuto da subito un ottimo riscontro, confermato nel 2019 al Roma Bar Show, dove ha raggiunto molti consensi da parte degli operatori del settore. Proprio grazie al robusto tenore alcolico cdi Amaro RabarBaro si riescono ad ottenere ottimi risultati in miscelazione abbinandolo a diversi prodotti presenti in ogni bottigliera come bourbon, scotch, Cognac e bitter vari.

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