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Ascoltati da noi.. per voi- The Black Keys, ‘Let’s rock’, di Claudio Trezzani

 

The Black Keys – “Let’s Rock”

Divertimento e riffs infuocati ma…

Per chi li conoscesse solo dagli ultimi dischi che hanno riscosso un successo planetario (El Camino  e Turn Blue) i Black Keys sono nel giro del music business da tanto tempo ma non sono mai diventati dei big. Anzi con Turn Blue del 2014 avevano sfornato un disco decisamente sotto le aspettative e gli standard qualitativi a cui avevano abituato gli appassionati del loro rock alternativo molto diretto ma con un groove che non ti usciva più dalla testa, si erano decisamente abbassati per lasciare spazio ad un lavoro che strizzava troppo l’occhio a lidi commerciali a loro non congeniali. Ecco con questa ultima fatica Dan Auerbach e Patrick Carney, concittadini di Lebron James e Stephen Curry (due stelle del basket americano), riescono in parte a tornare ai fasti del loro capolavoro El Camino, aiutati da una produzione assolutamente all’altezza in quel di Nashville, ma non riescono a convincere del tutto. Le dichiarazioni di intenti fatte nei mesi precedenti l’uscita, di non avere un progetto preciso e di aver fatto sgorgare note e liriche direttamente in studio e in presa diretta hanno si aiutato a tornare ad uno spirito più rock, come suggerisce il titolo, ma hanno forse lasciato una sensazione di incompiuto al lavoro, una scultura non rifinita, che lascia intendere tanto ma poi non mantiene tutte le promesse.

Ci sono i riffs infuocati che li hanno resi celebri, quelli che fanno scatenare ai concerti e alle feste, ascoltatevi Eagle Birds, divertimento a tutto volume e tanto tantissimo rock dal sapore molto anni settanta. Stesso feeling che si assapora con la successiva Lo/HI, i cori e le svisate elettriche saranno il cuore pulsante delle esibizioni live. Bellissimo l’assolo molto acido.

Però mancano i pezzi traino, manca quel non so che di magico che aveva fatto gridare al miracolo dopo aver ascoltato Little Black Submarines (da El Camino, 2011), vero non tutti i dischi possono essere uguali e dello stesso tasso qualitativo, ma crediamo che qualcosa si sia perso, speriamo non per sempre, quando i due sono passati dal sottobosco dell’underground alle radio americane. Un passaggio che, volenti o nolenti, segna il tuo modo di approcciarti alla tua musica : fans, aspettative, case discografiche…il carrozzone poi diventa pesante da trainare.

Il disco però è veramente divertente, da ascoltare tutto d’un fiato e divertendosi sulle note dei suoi riffs solari e coinvolgenti, ora Led Zeppelin ora Stooges, ascoltatevi Get Yourself Together e provate a non essere presi dal suo ritmo e a star fermi. Il lavoro delle chitarre e della ritmica è al solito eccellente, la colonna sonora perfetta di un viaggio sulla Pacific Highway, finestrini abbassati, aria di mare e sole. Niente di impegnato o preconfezionato ma tanti assoli che grattugiano i vostri timpani.

Finalmente una delle band di più talento e originalità degli ultimi anni è tornata ed è tornata su dei lidi a lei congeniali e questa è una splendida notizia, come lo è ascoltare un disco divertente e infuocato, ma da loro ci saremmo aspettati forse qualcosa in più, meno improvvisazione magari ma un po’ di magia in più. Certo vista la povertà di canzoni di qualità contemporanee passate dalle radio rock, il sound di canzoni come Fire Walk With Me allieteranno le vostre feste rock come nessun altra ma….rimane un ma che oscilla fra la paura che qualcosa sia perso per sempre e la speranza che questo sia solo un nuovo inizio. Ecco magari non aspettate altri 5 anni ragazzi e alla scultura anche se bella, stavolta smussate gli angoli.

Buon ascolto.

Claudio Trezzani.

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Redazione

Redazione Ticino Notizie

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