“ASCOLTATI DA NOI PER VOI”, DI Claudio Trezzani – The Panhandlers – “THE PANHANDLERS” (2020)

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La zona del Texas chiamata Panhandle è quella che in gergo è chiamata il manico della padella e cioè la zona nord-ovest dello stato più grande e iconico degli Stati Uniti, il Texas. Una zona che il termine pianura non descrive appieno, peggio di una pianura, una desolata distesa di quasi nulla, infernale d’estate come anche freddissima d’inverno, senza uno straccio di collina o albero a fermare quel vento terribile che taglia i visi e gli occhi. Un posto dove solo i pochi pozzi di petrolio, le scarse coltivazioni e allevamenti hanno tenuto a galla negli anni, un posto per uomini e donne duri a morire ma che a dispetto (o grazie) a tutto questo ha regalato al mondo fra i più grandi musicisti americani : Waylon Jennings, Joe Ely, Terry Allen e anche l’inventore del rockabilly Buddy Holly, uno che quando morì giovanissimo in un tragico incidente aereo fece esclamare al mondo la famosa frase “il giorno che la musica morì”. Qui la vita che si fa strada faticosamente fra la polvere e la terra, ha avuto uno sfogo naturale nella musica e ancora una volta lo dimostra. Questi 4 ragazzi che dedicano a questa terra dove sono nati il nome della loro band, sono in realtà un super gruppo perchè sono già degli artisti (e che artisti) affermati : William Clark Green (apprezzatissimo cantautore che ha appena dato alle stampe uno strepitoso live), Josh Abbott (membro fondatore della Josh Abbott Band, act leggendario in Texas e dintorni), Cleto Cordero (frontman di un’altra band leggendaria da queste parti e cioè i Flatland Cavalry) e infine John Baumann, altro cantautore di razza. Un disco che è una dedica ad un’altra formazione leggendaria della zona e cioè  i Flatlanders che negli anni ’70 erano più famosi di Elvis in Texas, un’idea venuta ai 4 dopo aver assistito ad un concerto tributo proprio a questa band da parte delle Dixie Chicks.

Il disco è un vero gioiello di musica texana, pieno di dediche a questa terra così strana ma così forte e si parte forse con una delle più belle del lotto, West Texas in my Eye, una splendida poesia moderna scritta da un altro autore fantastico e cioè Charlie Stout. Acustica, polverosa, con quel violino che le dona quell’aura triste e malinconica. Il viaggio sarà così, attraverso la pianura, vite difficili, fattorie decadute e decadenti, un posto che a nessuno sano di mente verrebbe in mente di abitare ma che la gente di qui ama profondamente. Si apprezzano le piccole cose, come in Cactus Flower, dove un piccolo fiore di una pianta vera immagine della durezza del deserto, ti strappa un sorriso e una dolcissima canzone country. Un suono asciutto ma che gli inserti di banjo qua e là rendono ancora più texano, come in This Flatland Life, un brano country dal sapore honky tonk, questa terra senza acqua con il solo vento a farti compagnia ma che forse per questo lascia esprimere sentimenti così forti di appartenenza : se sopravvivo e amo questo posto, puoi fidarti di me. La band che li ha ispirati i Flatlanders di Joe Ely, erano legati ad un country molto influenzato dal rock e dal blues, mentre le 10 tracce che ascolterete qui sono quanto di più texano il country possa offrire, storie vere, sentimenti forti e sorrisi amari, suono che non ha nulla dell’elegante musica che potete ascoltare più a est della pianura ma si fa amare e apprezzare per questa onestà. Un disco perfetto nella sua semplicità, una dichiarazione d’amore arida e polverosa perfetta per il Panhandle, non vediamo l’ora di sapere se i 4 ci regaleranno altri capitoli di questo loro amore per il West Texas, per amare la loro terra come fanno loro attraverso queste deliziose note.

 

Buon ascolto

Claudio Trezzani

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