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Aria d’ambra, di Emanuele Torreggiani

A dodici batte la campana e allarga la notte del mondo grande e terribile. Una pioggia marina dilava vie e case impietrite nel primo sonno. Rovesciano quaggiù avanguardie di nomadi deserti. Comete di sabbia. E nell’aria scroscia sale amaro. Sotto l’androne una ragazza accosta brace alle turgide labbra e irradia il volto in pioviggine d’ambra. La giovane età rigetta ogni tormento d’amore e morte. Pioggia battente da un cielo nero dove laggiù, nel reticolo di un meridiano, l’onda di un mare nero travolge e inghiotte nel turbinio di grida inaudite e trascina in gorghi profondi di abissi e ogni palpito quieta in nuova vita. Se Dio vive. Torneranno le sere. I lunghi tramonti. Non torneranno i morti. Le albe crudeli. La ferita della prima sigaretta. E i bimbi vanno a scuola nella mano dei nonni.

E.T.

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