Architetta(and)o- Le icone del design: focus sulle lampade

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    La rubrica Architett(and)o di Ticino Notizie vuole essere un piccolo contributo di informazioni legate al mondo dell’architettura, del design e del territorio.

    Creatrici di questo progetto sono Marica e Roberta, laureate in Architettura presso il Politecnico di Milano, che accostano al lavoro professionale in studio, la passione per gli aspetti teorici della progettazione da cui trarre riflessioni su temi, persone, tendenze.

     

    Le icone del Design: le Lampade

     

    Sono spesso i dettagli a fare la differenza: aggiungere un tocco di design all’arredamento può trasformare la casa in qualcosa di unico e speciale.

    Tra le lampade ci sono modelli che hanno scritto la storia del design e che sono sempre attuali nell’idea e nella forma, pur rinnovandosi con tecnologie moderne.

     

    In questo articolo vi sveliamo quali sono le 10 creazioni più belle mai pensate e realizzate, chi le firma, a quali brand appartengono e quali tra queste hanno vinto dei prestigiosi premi, come il famoso Compasso d’oro.

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    1 BILIA_FontanaArte, Gio Ponti – 1931

    La “metafisica” Bilia, niente più che una sfera poggiata in apparente impossibile stabilità su un cono che fa da base, è una delle tante magie compositive lasciate sul tavolo da disegno da Gio Ponti per FontanaArte.

    È una lampada da tavolo con un’altezza di 43 cm e dotata di: montatura in metallo nichelato spazzolato, un diffusore in vetro soffiato bianco satinato ed un cavo di alimentazione con dimmer e spina trasparenti.

    Un design d’autore racchiuso in un cono ed una sfera: due forme geometriche essenziali e riconoscibili, una composizione senza pretese, ma resa accattivante dal puro equilibrio delle sue proporzioni e dall’elegante discrezione dei materiali.

    Un risultato di sicuro effetto e del tutto adattabile ai nostri giorni.

     

    1. ARCO_Flos, Achille e Piergiacomo Castiglioni – 1962

    Disegnata da Achille e Piergiacomo Castiglioni, Arco è da sempre tra i pezzi più noti, innovativi e rappresentativi del design italiano.

    Nata dall’idea di illuminare dall’alto una zona particolare di un ambiente, è una lampada che proietta la sua luce a due metri dalla base. Si parla di nuova tipologia di lampadario svincolato dal soffitto, una lampada da terra a luce diretta, con la possibilità di essere spostata liberamente.

    Il corpo è costituito da 3 parti principali: la base, lo stelo e la cupola.

    La base è interamente in marmo di Carrara, materiale scelto perché, oltre ad essere esteticamente gradevole, permetteva un minore ingombro ed un peso maggiore rispetto ad altri materiali come il cemento o la pietra. Pesa ben 65 Kg ma nella parte alta della stessa c’è un foro che permette, a due persone, un comodo trasporto semplicemente inserendo un manico di scopa.

    Lo stelo è in acciaio inossidabile, tre parti con una sezione ad U che scorrono in modo telescopico per permettere il giusto posizionamento della parte illuminante. Ultimo componente è la cupola, sempre in acciaio che ha una parte forata per il raffreddamento della lampada.

    Non ha alcun ancoraggio e questo permette di posizionare il basamento di marmo a terra in un angolo e di far arrivare la luce direttamente sopra un tavolo da pranzo.

    In un’intervista rilasciata alla famosissima rivista di settore, Ottagono, nel 1970, Achille Castiglione, descriveva perfettamente il loro progetto:

    “Pensavamo a una lampada che proiettasse la luce sul tavolo: ce ne erano già, ma bisognava girarci dietro. Perché lasciasse spazio attorno al tavolo la base doveva essere lontana almeno due metri, Così nacque l’idea dell’Arco: lo volevamo fatto con pezzi già in commercio, e trovammo che il profilato di acciaio curvato andava benissimo. Poi c’era il problema del contrappeso: ci voleva una massa pesante che sostenesse tutto. Pensammo al cemento prima, ma poi scegliemmo il marmo perché a parità di peso ci consentiva un minore ingombro e quindi in relazione ad una maggior finitura un minor costo. Nella Arco niente è decorativo: anche gli spigoli smussati della base hanno una funzione, cioè quella di non urtarci; anche il foro non è una fantasia ma c’è per permettere di sollevare la base con più facilità.”

     

    1. FALKLAND_Danese, Bruno Munari – 1964

    Falkland è una lampada da soffitto disegnata da Bruno Munari nel 1964 per Danese.

    La storia della nascita di questo prodotto è frutto indiscusso della genialità del suo designer e cioè coinvolgere una ditta che fabbricava calze da donna nella realizzazione di una delle lampade più conosciute del design italiano.

    Commistione di oggetti lontanissimi tra di loro come le nasse da pesca, le calze donna e le lampade di carta orientali, Falkland nasce dalla tensione di un tubo di filanca bianco e dal peso di sette anelli di metallo di diametri diversi, ha una sola lampadina ed un riflettore in alluminio che riprende la forma delle curve del tessuto.

    Ha un’altezza di 160 cm, un diametro di 40 cm e si compatta nella sua confezione alta pochi centimetri.

    Questa lampada, definita “forma spontanea”, corrisponde ai requisiti che Munari indica come indispensabili per una corretta progettazione: semplicità, efficienza, minimo ingombro di stoccaggio e massima resa formale.

     

    1. ECLISSE_Artemide, Vico Magistretti – 1966

    La lampada da tavolo, installabile anche a parete, Eclisse è stata disegnata da Vico Magistretti e prodotta per la prima volta nel 1967 da Artemide.

    E’ composta da due semisfere in metallo verniciato. La sfera interna ruota modificando l’intensità della luce e producendo un eclissi totale quando arriva a rotazione completa. La lampada permette al suo utilizzatore di oscurare, a suo piacimento, la fonte di luce sovrapponendovi a scorrimento un corpo tondo pieno e quindi di regolarne il flusso luminoso; se la fonte di luce viene completamente coperta rimane solo il bagliore esterno che ricorda un’eclissi totale. Questa caratteristica non è unicamente concettuale ma anche funzionale; la lampada infatti può essere utilizzata come fonte di luce diretta o diffusa, a seconda dell’uso che ne viene fatto.

    Questa lampada, che ha vinto il Compasso d’Oro nel 1967, è ormai un simbolo del design italiano nel mondo nonché uno dei prodotti di disegno industriale più rilevanti del XX secolo.

    Fa parte della collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano, della collezione permanente del MoMa di New York ed è stata esposta in molti musei dedicati al design, all’arte contemporanea e all’arredamento di tutto il mondo.

     

    1. NESSO_Artemide, Giancarlo Mattioli – 1967

    Nesso è stata progettata nel 1967 da Giancarlo Mattioli per Artemide ed è il risultato di un concorso lanciato da Domus.

    Raffigura perfettamente lo spirito innovatore e anticonformista degli anni ’60 ed è parte permanente della collezione del MoMa di New York rappresentando la creatività italiana negli Stati Uniti.

    Il “mood giocoso” è assicurato dall’ampio diffusore sagomato ad ombrello realizzato, insieme alla base, in resina ABS nei colori bianco e arancione, stampati ad iniezione in stampi cromati.

    Quattro lampadine nascoste assicurano l’emissione che avviene in maniera diretta e diffusa grazie all’effetto schermante del materiale plastico.

    Il risultato complessivo è quello di una lampada da tavolo dalla forma divertente e familiare, ma elegante e moderna se si considera l’anno di fabbricazione.

    Il colore bianco assicura un adattamento universale, ma non c’è niente che garantisca un viaggio indietro nel tempo come una lampada Nesso arancione!

     

    1. PARENTESI_Flos, Achille Castiglioni e Pio Manzu – 1970

    Parentesi è una lampada che nasce nel 1970 grazie ad uno schizzo di Pio Manzù, in seguito rielaborata dal genio di Achille Castiglioni e prodotta dalla Flos a partire dal 1971.

    Lungo un filo di metallo, da collegare al soffitto ed al pavimento, si muove un sottile tubo in acciaio sagomato su cui è attaccato il portalampada in materiale plastico; la lampada è appesa ad un filo, senza una vite o alcun elemento di fissaggio.

    Il tubo, disponibile in quattro colori, viene mosso al fine di spostare la lampada che è orientabile girando l’elemento che la collega al tubolare in acciaio.

    La sorgente luminosa è caratterizzata da una verniciatura argentata sul retro al fine di direzionare la luce senza riflettori esterni e senza creare effetti drammatici.

    Utilizzata singolarmente o in gruppi di più elementi, ha un’altezza di 280 cm dal top alla base e si adatta senza problemi in qualsiasi soggiorno, sala da pranzo o ufficio.

    Parte fissa del Museo d’arte Moderna di New York, Parentesi è stata il pilastro delle case moderne di metà secolo fin dagli anni ’70: è senza tempo e si adatta anche ad un appartamento moderno dopo più di 40 anni dalla sua creazione.

     

    1. TOLOMEO_Artemide, Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina – 1987

    Tolomeo di Artemide, realizzata da Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina, è stata presentata per la prima volta nel 1987 ed è diventata in un attimo una vera e propria icona del design. Ha vinto il Compasso d’Oro nel 1989 e tutt’ora è uno dei pezzi di design più acquistati e desiderati.

    E’ la rilettura originale delle lampade a molla del passato, interpretata con tecnologie moderne e linee contemporanee. Il risultato è un oggetto innovativo e di grande stile, realizzato con pochi pezzi essenziali. La base è un disco in alluminio lucidato a cui è fissato il corpo lampada. Il meccanismo di equilibratura a molle consente infinite posizioni, con estrema manovrabilità.

    La fonte luminosa, risolta in modo tradizionale con una lampadina a incandescenza, viene spostata nei punti interessati per mezzo dei suoi lunghi bracci, una sorta di compasso con un’ampia apertura.

    Prodotta in alluminio lucidato e anodizzato nei colori alluminio o nero, la lampada da tavolo Tolomeo, a bracci orientabili e testa orientabile in tutte le direzioni, può essere utilizzata con base, morsetto o supporto fisso ottenendo le versioni: Tolomeo sospensione, Tolomeo terra, Tolomeo parete, Tolomeo faretto.

    La leggerezza espressa dall’esilità e lunghezza dei suoi bracci, dalla sottile base d’appoggio e la cura attenta dei particolari e l’uso sapiente del materiale, ne fanno una lampada dal grande fascino.

     

    1. MAY DAY_Flos, Konstantin Grcic – 2000

    Firmata da Konstantin Grcic per Flos e premiata con il Compasso d’oro nel 2001, Mayday è una lampada adatta a molteplici usi e collocazioni.

    E’ ispirata a quelle da lavoro, caratterizzate da un gancio per poter essere posizionate ovunque: sotto il cofano della macchina da un elettrauto, sopra un traliccio da un operaio, sulla scala da un imbianchino. In casa, May Day supera ogni categoria tipologica: può essere posizionata su un tavolo, collocata a terra o sospesa, grazie alla pratica maniglia che assolve anche la funzione di avvolgicavo.

    Possiede quella semplicità che è stata dei grandi maestri del design del passato, dai quali Konstantin Grcic ha appreso la lezione più importante: l’essenzialità non è un esercizio di stile, ma il fondamento del progetto. Per questo, sebbene sia un oggetto contemporaneo, nasce già come un classico destinato a durare nel tempo. Anche il contenimento dei costi, dovuto alla semplicità degli elementi e la scelta dei materiali utilizzati, si rivela una scelta programmatica lungimirante.

     

    1. BOURGIE_Kartell, Ferruccio Laviani – 2004

    Bourgie è uno dei best-seller di Kartell, è una lampada da tavolo dall’inossidabile appeal che riprende lo stile sfarzoso del barocco e le forme sontuose della corte di Francia.

    Creata nel 2004 da Ferruccio Laviani ed in largo anticipo sui tempi, introdusse con ironia e disciplina le forme classiche negli ambienti più giovani.

    La base è costituita da tre piani decorati che si incrociano, mentre l’ampio paralume in stile “impero” dal diametro di 37 cm, è caratterizzato da un motivo plissè che scherma la parte luminosa e crea, una volta accesa, un gioco di mille riflessi.

    È possibile posizionare il paralume in tre diverse altezze, da un minimo di 68 cm ad un massimo di 78 cm, grazie ad un particolare sistema di aggancio.

    Realizzata in policarbonato ABS, con trattamento galvanico metallizzato, è disponibile: totalmente trasparente, nera, bianca, oro e cromato oppure in veste de luxe con esterno bianco-opaco e interno oro.

    Grazie all’utilizzo di questo materiale versatile riesce a coniugare le forme borghesi con quelle classiche ed essere utilizzata come: un lume decorativo da tavolo e da scrivania, luce da atmosfera in camera da letto oppure scultura se posata sul pavimento.

    Ispirata ad un polveroso apparecchio “parcheggiato” sulla scrivania dell’ideatore e ad una canzone disco degli anni ’70 , Bourgie ha saputo imporsi come simbolo di una nuova estetica dando fiato alle trombe del design industriale.

     

    1. YUMI_FontanaArte, Shigeru Ban – 2011

    Yumi in giapponese significa arco, una forma elementare reinterpretata da Shigeru Ban per FontanaArte. Una sintesi assoluta destinata a diventare un nuovo classico universale. Yumi è delicatezza e forza insieme: un segno essenziale incontra una struttura resistente e leggera in materiale composito rivestito di fibra di carbonio, spazzolato in superficie fino a diventare lucido. Caratterizza ambienti diversi con la sua personalità decisa e discreta al tempo stesso.

    Risultato di una ricerca approfondita sui materiali composti, Yumi è costituita da una lunga asta flessibile e resistente che permette di decentrare l’illuminazione dalla base (lunghezza tra la base e il fascio luminoso: 160 cm). La lampada LED emana una luce potente ma non accecante e può sostituire la luce fornita da una lampada a sospensione. L’asta finissima garantisce un ingombro minimo e l’impatto visivo è molto discreto. L’illuminazione è di alta qualità: il lungo diffusore opaco permette di sfruttare al meglio la fonte luminosa che proietta una luce diretta verso il basso. L’illuminazione sostenuta permetterà, ad esempio, di leggere o di illuminare la tavola. E per offrirvi la massima eleganza il cavo di alimentazione è integrato nella struttura. La lampada è inoltre dotata di un variatore d’intensità.

    Questa lampada si rifà sicuramente alla famosissima lampada Arco di Castigioni, sia per conformazione che per la scelta progettuale di realizzare una lampada da terra che si sostituisce ad una lampada a sospensione. L’innovazione si riconosce però nel tratto essenziale del disegno del prodotto e nell’uso intelligente e studiato delle nuove tecnologie sia per quanto riguarda i materiali che le soluzioni illuminotecniche.

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    Alessandro Romeo Architetti Associati

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