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Aperti 24 ore su 24, dimenticando Sant’Agostino- di Emanuele Torreggiani

 

Tanti anni fa incontrai a Maribor un ecclesiastico nella hall di un albergo e scambiammo opinioni in merito ad un libro che l’uomo teneva sotto il braccio, I Pensieri di Blaise Pascal. Finì che cenammo insieme e poiché accentuava le consonanti all’anglosassone gli chiesi ragione. Mi disse che era un parroco di una piccola città del Canada anglofono, la costa del Pacifico, da oltre trent’anni. E mi parlò della vita che si conduceva lassù, oltre il nord. E andava dicendo dei supermercati aperti tutti i giorni della settimana ed alcuni anche ad ore ventiquattro. Ricordo che lodai il fatto. E lui, da autentico uomo di chiesa, quindi conoscitore di anime, disse che Sant’Agostino aveva colto il vero scrivendo che anche l’anima vuole le cose. Ma che non intendeva con ciò affatto tenere aperti i supermercati tutti i giorni ed anche di notte. E aggiunse dandomi del tu, quel tu che sussurra all’anima nel suo sprofondo, prova ad immedesimarti in un commesso che deve lasciare la sua famiglia la domenica per andare al lavoro mente molti altri, uomini come lui, la trascorrono con la famiglia perché la domenica è la famiglia e la notte è il sonno, il riposo nel quale il padre e la madre vegliano sul respiro dei loro bambini, guarda come tutto questo a molti genitori viene negato. Ci pensai ma non lo capii. Meglio, compresi le sue parole ma non le condivisi affatto, allora, per me, la domenica era un giorno come tutti gli altri e la notte, bè, per me la notte era illuminata. Mi mancava l’attuazione di quanto Gustavo Bontadini scrive ne La metafisica dell’esperienza, un libro cardine del ‘900. In due parole, se non si forma esperienza, se non diventa attuale, la parola rimane puro suono.
Oggi, passati molti anni, le parole di quell’ecclesiastico, nobile e generoso nella critica, già allora avanti negli anni, riecheggiano limpide nel vedere la reclame di un supermercato aperto ore 24. E la scelta posta ai dipendenti è un aut aut. O si apre ad h 24 o si chiude. Che scelta può intraprendere un padre o una madre di famiglia? Non ne ha. Il capitalismo mutua dal marxismo la dialettica illudendo l’uomo che è libero di scegliere quando invece la condizione essenziale non dovrebbe essere l’illusione della libertà, ma la libertà disinteressata. Sei libero di scegliere all’interno della libertà monetata (ch’è poi la libertà ideologica) e quindi non sei libero affatto. Il tema portante dei Karamazov. E siamo qui. Per l’amor di Dio, pur di lavorare lavorerò comunque, notte e domenica, Natale e Capodanno, si sarà detto un padre o una madre davanti alla tavola mentre i suoi bimbi mangiano e ridono. Eccoci, tra la politica e la realtà, l’ennesima frattura. Dettata dal materialismo che impera. E le conseguenze le paghiamo tutti. E tutti i giorni, in costante offerta. Ad h 24.
Emanuele Torreggiani
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Redazione

Redazione Ticino Notizie

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