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Alla scoperta delle antiche miniere d’oro con Underground adventures: spedizione in valle Antrona

A cura di Irene Bertoglio

BOFFALORA SOPRA TICINO – Nelle profondità della valle Antrona si nascondono miniere d’oro abbandonate da circa cent’anni di cui ad oggi se ne sono perse le tracce. Da circa tre anni il Team speleologico Underground Adventures, capitanato dal boffalorese Matteo Di Gioia, le sta riscoprendo grazie allo studio dei documenti storici e a spedizioni esplorative.
Settimana scorsa, con un elicottero, sono stati raggiunti i 2000 metri con quasi un centinaio di kg di attrezzatura. L’obiettivo di questa spedizione era cercare l’accesso alto della galleria che è stata soprannominata “fantasma” per il fatto che nessun documento ne parla, se non un accenno riguardante la volontà degli ingegneri di scavarla, ma fino ad ora non si sapeva se era stata realizzata. È stato grazie allo studio dei flussi d’aria all’interno del complesso minerario, racconta Marco Zanzottera, che si è potuto comprendere che qualcosa non quadrava, e da lí sono iniziati gli approfondimenti e le ricerche, fino alla scoperta. “Abbiamo dovuto superare diverse frane”, continua Matteo, “ci siamo inoltrati in zone instabili, dove per prudenza ci siamo più volte separati affinché, se qualcuno fosse rimasto bloccato sotto, gli altri sarebbero stati al sicuro ed in grado di uscire.”


Durante la discesa i giovani, ma esperti speleologi hanno trovato un’ampia sala, in cui la potenza – ossia la larghezza originaria del filone aurifero – era superiore ai 2 metri, ed ora è interamente soppalcata. Racconta Matteo: “Lí altre frane impedivano l’accesso al resto della miniera, ma a quel punto non aveva importanza, l’accesso della galleria fantasma era davanti a noi, isolato dal resto del complesso. L’avevamo finalmente raggiunta.”. Che cosa è stato ritrovato durante l’esplorazione? Un badile, dei tubi, delle valvole e svariate scritte sulle faglie della roccia, lasciate dai minatori con le lampade a carburo, risalenti agli anni 20. “Scendendo di altri 25 metri, ancora al suo posto sui binari, cosí come fu lasciato dall’ultimo minatore che lo spostò, un carrello ci aspettava pazientemente da cento anni, perfettamente conservato. In molte zone, il filone aurifero, in gran parte ancora non scavato si ergeva salendo dalle viscere della terra fino a noi. Dopo aver sfruttato fino all’ultimo centimetro i 120 metri di corda che avevamo con noi, abbiamo recuperato l’attrezzatura e con calma, disarmando gli ancoraggi per non lasciare tracce, siamo risaliti fino alla superficie, lasciando laggiù le grandi scoperte fatte, e le molte altre che ci attendono, insieme all’oro che la montagna custodisce.”. In totale, l’esplorazione è durata 9 ore: scendere dalla montagna con tutta l’attrezzatura in spalla è stato per i ragazzi davvero impegnativo, anche perchè in quelle zone non esiste un sentiero e quindi bisogna conoscere la montagna ed avere un buon senso dell’orientamento. Complimenti di cuore al team e buone avventure!

Matteo Di Gioia è speleologo e appassionato di natura, sport estremi ed esplorazioni. Da tre anni, con il collega Marco Zanzottera, si occupa dello studio e della riscoperta delle miniere abbandonate della Valle Antrona, dove stanno facendo interessanti scoperte.

Servizio a cura di Irene Bertoglio

Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima” (Ed. “La Memoria del Mondo”). È direttrice dell’Accademia di Scienze Psicografologiche con sede nel centro di Magenta, che organizza corsi e incontri di psicologia, grafologia, calligrafia e non solo (www.psicografologia.wordpress.com). L’autrice è contattabile all’indirizzo psicologiadellascrittura@gmail.com.

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