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Alessandro Invernizzi: forte come uno Tsunami, un ‘feliciano’ che spazza via la mediocrità del nostro vivere

Il momento più toccante del premio Agnelli è stata l'intervista con l'imprenditore del gruppo Lurisia

 

ABBIATEGRASSO – Più persone e meno personaggi (cit. Ivan Donati). 
Più persone come noi, con pregi e difetti, con paure e coraggio, con forza e debolezze. Più persone che possano essere esempio di come agire per migliorarci, per migliorare le cose.

Grazie a tutti, grazie per il riconoscimento, ma soprattutto grazie per la serata di valore che ci avete donato.

Ieri sera al Premio Italo Agnelli 2019, c’erano tante persone, persone speciali, e nessun personaggio.

Grazie di cuore a tutte le persone speciali di Lurisia – Premium Beverages, il riconoscimento è loro. Il riconoscimento è per loro.

Mentre ascoltavamo Alessandro Invernizzi chi scrive, la cui soglia di attenzione si abbassa drammaticamente con gli anni, si era già alzato e riseduto 10 volte. Primo perché non ero di buon umore, secondo perché mi annoio in poco tempo. Di molte cose, quasi tutte. 

Poi è salito sul palco questo giovane uomo, che combatte dal 2009 contro la leucemia, che ha un sorriso invidiabile, nessun capello rimasto sulla testa ma una forza tale da tenerci incollati alla sedia, a spellarci le mani dagli applausi (lanciando quello più intenso: a fianco avevo qualche zombie, specie dietro) e a rimanere incantati.

Alessandro Invernizzi, della famiglia cui si deve il rilancio di un marchio storico del food & beverage italiano come  Lurisia, è stato evidentemente dotato da Dio padre (e dal carismatico padre naturale Vittorio Invernizzi, che dalla platea si godeva questo figlio così straordinario con la gravità del pater familias, ma certamente anche col sorriso) di una Grazia che ne fa una sorta di Adriano Olivetti del Terzo Millennio.

Valore, impresa, etica, responsabilità sociale e tutela ambientale. I valori che Lurisia incarna da anni, e che consentono di chiudere bilanci con aumenti consistenti di fatturato ed utile, esercizio dopo esercizio.

Alessandro ha lanciato il movimento dei   Feliciani, ossia gli estremisti della felicità. Nella convinzione che l’Essere umano è debole, ma si rafforza nella coscienza della comunità.

“Sono un uomo, poi un padre e poi un membro della comunità degli esseri umani, razza ospite di questo Mondo, di questo Universo. Ho poche certezza e tantissimi dubbi. So di non sapere e da qui inizio il mio agire. Dal dubbio.

Accolgo tutto quello che arriva dalla vita, tenendo e facendo mie le cose belle e imparando da quelle brutte per poi lasciarle andare. Cerco di migliorarmi ogni giorno, mettendo il massimo e il meglio di me in tutto quello che faccio.

Il mio obiettivo è lasciare un Mondo Migliore di quello che ho trovato ai miei figli e alla generazioni future, e lo voglio fare rendendo il Mondo un posto più felice”

A 10 anni dal giorno in cui gli venne diagnosticata una malattia mortale, Alessandro Invernizzi (qui sotto nel selfie del social influencer Max Ilardi) ha dato una dimostrazione di leggerezza, e nel contempo di immane potenza, che nessuno dei presenti dimenticherà facilmente. Dovesse farlo, vorrà dire che è una persona poverissima. E non ci riferiamo a macchine o conti correnti.

Per lo scrivente, che si trastulla spesso in turbe adolescenziali o post adolescenziali del tutto anacronistiche e fuori tempo (avendo ormai varcato i 45), la testimonianza di Alessandro Invernizzi si è rivelata potente come uno Tsunami. Forse capita a chi ha guardato in faccia la prospettiva del morire. Sconfiggendola con la forza della Vita, pari a quella di antiche divinità, di Odino o Thor. Nel segno di una forza pari a quella di un uragano. Che spesso lasciano un cielo molto più sereno, dopo essere passati.

Grazie, Alessandro. E grazie a chi, come Brunella, Manuel e Silvia Agnelli, ci ha concesso di ascoltarlo. E di crescere.

Fabrizio Provera

 

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Redazione Ticino Notizie

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