Abbiategrasso, pioggia di critiche per i disagi delle linee Stav. I lavoratori respingono le accuse

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ABBIATEGRASSO Non ci stanno i lavoratori della Stav, l’azienda che gestisce le linee di trasporto pubblico nell’abbiatense, alla pioggia di critiche dei cittadini che li indicano come i responsabili di un disservizio ormai accertato. Da Cassinetta a Vermezzo a Gaggiano è una pioggia di segnalazioni feroci dagli studenti sui canali social dove c’è chi si dice stanco di perdere ore di lezione per i continui ritardi.

Ma ci sono anche corse soppresse, pullman che non sono passati all’orario stabilito e chi ha lanciato l’idea di fare un picchetto di protesta davanti alla sede di Abbiategrasso. Mentre il Comitato dei trasporti Gudo, Vermezzo, Zelo ha parlato di «situazione insostenibile». «In tutto questo a rimetterci siamo proprio noi – hanno detto gli autisti – i disservizi, che effettivamente ci sono, sono da imputare ad una cattiva gestione. Capita spesso che noi autisti veniamo bersagliati di insulti per i ritardi o per le corse saltate. Aggressioni verbali, addirittura sputi, che non possiamo più accettare e c’è chi ha perfino causato danni sui mezzi. Hanno ragione gli utenti ad arrabbiarsi, ma non è con noi che se la devono prendere anche se siamo i primi interlocutori».

I lavoratori precisano inoltre che coloro che si sono messi in malattia lo hanno fatto perché c’era una reale necessità. «Lo testimoniano i controlli fatti che hanno accertato la situazione», sostengono. «A me hanno contestato l’interruzione di pubblico servizio perché non ho fatto lo straordinario che mi era stato chiesto», aggiunge un altro autista. In una situazione del genere l’utenza è sempre più esasperata e gli autisti sempre più preoccupati, anche per la loro sicurezza. Questo perché gli atti di vandalismo si ripetono a ritmo preoccupante e gli episodi sono stati segnalati sia ai Carabinieri della Compagnia di Abbiategrasso che alla Polizia locale.

«Chiediamo un intervento deciso delle associazioni sindacali – riferiscono i lavoratori – che, ad oggi, non abbiamo visto».

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