L'EditorialeNews

Abbiategrasso: l’Hospice, la Vita che vince la morte, le polemiche inudibili e le scomposte guittezze dei cacicchi

 

 

ABBIATEGRASSO – ‘La morte è la vita.

E’ la morte che muore, noi non si muore.

La morte è impensabile. La morte è lei che muore.

Esiste un’anima del corpo. 

E allora che muoia la morte, come grida il Tamerlano’

Domani sera, negli spazi dell’Annunciata, la prima notizia (già) acquisita è che la cena di Gala per l’Hospice di Abbiategrasso sarà un grande successo. Parliamo di una cena la cui finalità è la raccolta di fondi per alleviare le sofferenze di chi è prossimo alla morte.

Non un atto di vanità, nel senso del Qoelet (Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità. Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento), ma una vittoria di Abbiategrasso, o meglio di quella parte della città- come ci picchiamo di dire da tempo- che sa essere di provincia ma non provinciale.

Per molti, ma non per tutti. Ci siamo chiesti per giorni, nel rispetto per chi esercita la forma più compiuta dell’impegno sociale, ossia la politica, come si possa anche solo lontanamente polemizzare con chi si dedica, da più di 20 anni, a far prevalere la Vita sulla morte.

Perché questa è, in ultima analisi (ultimo come aggettivo che rimanda al concetto di estremo, di superamento del limite), la missione di Luca Moroni e delle decine di medici, infermieri, volontari, amici che ruotano attorno a quella villa che si cela tra case anonime, e dove tutto comunica- dai colori dei muri, alla pulizia degli anfratti, al lindore delle stanze dove si viene accolti per congedarsi dalla dimensione terrena- un afflato, un desiderio di vita.

E il solo fatto di pensare, di concepire una polemica politica che intersechi, anche solo di sbieco, una serata ispirata alla Bellezza, che impegna persone per mesi, che coinvolge una famiglia di ristoratori esemplari (i Guidi del Magenes), Andrea Besuschio, Sergio Sgrilli, Orietta Piva, gli amici dell’Hospice come Alfredo Campese, Consuelo Santoro, Sara Valandro e Luisa Maderna, francamente ci inquieta.

Ci inquieta perché il rispetto, il galateo istituzionale verso un assessore della Regione più importante d’Italia meriterebbe di evoluire in un altro campo,  estraneo al terreno dove si svolge lo scontro (che ha delle precise regole, persino per chi è cresciuta nella jungla o è stato miracolosamente catapultato in seno ad assemblee elettive per ragioni che sfuggono all’umana comprensione, ma d’altro canto la decadenza qualitativa è plasticamente rappresentata da alcuni degli attuali Ministri della Repubblica, della cui disperante performance ci resta una sola speranza: come tutto, in politica, sono pro tempore).

E allora il buon senso dovrebbe evitare a cacicchi rancorosi, ad esponenti politici e amministrativi che a nostro dire hanno manifestato con parole di rifiuto la propria statura e il rango, di mischiare un dissenso più che legittimo (quello sulla chiusura del Ps cittadino) con la partecipazione di Giulio Gallera al Gala.

Giulio Gallera, anche in virtù di un rapporto personale, umano e pre politico con Luca Moroni che dura dai tempi del Liceo, è un ospite importante per Abbiategrasso e l’Hospice.

Tanto più se pensiamo alle modalità dello scontro- anche duro, molto più duro- che prevaleva ai tempi in cui la Politica era la culla della leadership e non l’occasionale ritrovo di tristi comprimari. Ma che rifuggiva sempre dalla bassezza.

Possiamo, perché non temiamo mai l’affronto verbale, perdonare e derubricare a scivolone occasionale il niet di Domenico Finiguerra, che nell’attuale consesso cittadino è forse l’unico, vero leader politico cittadino. In una fase, ormai evidente, di riposizionamento.

Ma gli altri ‘negazionisti’ no, non ci sentiamo di emendarli dal senso di colpa per una caduta di tono da spettacoluccio di arte varia. I politici, anche quelli abbiatensi, dovrebbero ricordare l’ammonimento di Marlon Brando in Apocalypse Now (‘Lei non ha il diritto di chiamarmi assassino. Ha il diritto di uccidermi, ha il diritto di far questo. Ma non ha il diritto di giudicarmi’). 

Ma è difficile, o forse impossibile, che certuni trovino dentro se stessi quello che non si possiede.

E allora, in conclusione, confidiamo che coloro i quali hanno pensato di ottenere quel briciolo di visibilità per dire NO alla cena di Gala 2019 dell’Hospice di Abbiategrasso- in virtù della presenza di un assessore regionale che anche secondo noi difende posizioni radicamente sbagliate in tema di politica sanitaria locale, ma al quale non manca il senso del decoro e del rispetto- riflettano sul senso ultimo delle parole di un gigante come Carmelo Bene, che in apertura ha involontariamente semplificato e codificato il senso di quello che l’Hospice di Abbiategrasso è e di quello che fa: far prevalere la Vita sulla morte.

ll resto è scomposta guittezza. Di cui, un giorno, non resterà alcuna traccia.

Fabrizio Provera

 

“Il mio epitaffio potrebbe essere quel passaggio di Sade: mi ostino a vivere perché «Anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi»”.

 

 

 

Tag
Vedi Altro

Redazione

Redazione Ticino Notizie

Potrebbe Interessarti

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi