Abbiategrasso ha una fortuna (e un lusso): Mauro Dodi. Se rimane, un grande colpo per il cdx

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    ABBIATEGRASSO – “Speriamo che rimanga, a lungo. Il più a lungo possibile”.

    Sono le 22.45 di giovedì 17 maggio quando riceviamo, via Wapp, il messaggio di cui sopra da un consigliere comunale di maggioranza. Il commento è relativo alla ‘performance’, non certo la prima, dell’assessore al Bilancio pro tempore del Comune di Abbiategrasso, Mauro Dodi, nel corso dei lavori.

    Stiamo infatti assistendo, da circa un’ora e mezza, alla seduta del Consiglio comunale di Abbiategrasso. Il punto in questione (per tutto questo tempo) è l’Esame ed approvazione del rendiconto di gestione per l’esercizio finanziario 2017. Al di là della consueta noia indotta da numeri e percentuali, che ciascuno utilizza ‘politicamente’ a modo proprio, ancora una volta- dando implicitamente ragione all’estensore del messaggio- emerge come lo spessore e la preparazione di Mauro Dodi, che molti sanno essere stato un manager di alto profilo di un’importante multinazionale della grande distribuzione, siano del tutto inconsueti, specie se si guarda al livello decrescente (spesso drammaticamente decrescente) del ceto politico, a ogni livello.

    La verità, che vale per il centrodestra al governo di Abbiategrasso come per tutti gli abbiatensi, è che gente come Dodi rappresenta oggigiorno un autentico lusso. Al di là del milione di euro che l’Amministrazione potrà investire a breve sulla città, al di là dei rilievi politici accorti e scaltri mossi da oppositori capaci come Domenico Finiguerra e Lele Granziero (in attesa dell’efficacia oppositrice di altre forze, come il Movimento 5 Stelle o Luigi Tarantola, entrambi a nostro avviso piuttosto opachi in veste di minoranze), Dodi è un fuoriclasse. Analitico, preciso, attento, capace, diremmo sicuramente anche più politico rispetto agli esordi (la politica, come ogni umana disciplina, s’impara ‘praticandola’).

    E’ come se nella stagione 1986-87 il Napoli avesse prestato Diego Maradona alla Cavese. Forte del rapporto di lunga amicizia col sindaco Cesare Nai, Dodi è un tecnico di ‘high profile’, un civil servant (per certi versi come lo stesso Nai) come raramente se ne vedono, oggigiorno, anche in contesti politico-amministrativi diremmo più importanti (e molto importanti).

    Se pensiamo agli ultimi 5-6 assessori al Bilancio della storia recente di Abbiategrasso, diciamo dalla Seconda Repubblica ad oggi, diciamo ancor più precisamente dal 1998 ad oggi, Dodi li surclassa tutti, e ad ampie falcate, senza il benché minimo impegno. Certo, le finanze locali e comunali stanno uscendo dal periodo di vacche magre, anzi magrissime, attraversate nel quinquennio 2011-2016. Comincia, timidamente, a vedersi un filo di luce in fondo al tunnel dei conti pubblici.

    Dodi trae forza dall’essere al di fuori dei fuochi incrociati o degli equilibri partitici, essendo un professionista che sta svolgendo- per poco più di 1000 euro al mese, cifra irrisoria per gente dal profilo analogo al suo- il compito di assessore pro tempore. Volendo essere un tantino brutali, Dodi copre (anche) le magagne di altri assessori della giunta Nai, a nostro avviso non all’altezza del ruolo. 

    L’unico dubbio, in attesa che almeno altri 1-2 anni di permanenza al suo posto consentano di liberare risorse e migliorare ulteriormente lo stato delle casse di Abbiategrasso (Comune che peraltro ha sempre gestito molto bene il conto economico, avendo sempre potuto contare su di un settore tecnico e finanziario di buon livello), è capire quanto rimarrà, Mauro Dodi. Ecco il perché della battuta di cui sopra, frutto come detto di un consigliere della maggioranza dell’assessore.

    Perché il problema di quelli come Dodi, o se vogliamo agevolare la comprensione di quelli come Maradona, è che se passi da uno come Maradona a Bruscolotti o Renica, poi la differenza salta subito all’occhio. Creando palese imbarazzo nei successori, e in chi assiste alla loro ‘evoluzione’.

    Fabrizio Provera

     

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