Abbiategrasso, giovani e politica: una bella riflessione di Christian Troiano

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

Ho avuto occasione di passare un’estate particolare vivendo in prima persona queste le elezioni amministrative ad Abbiategrasso e quelle referendarie, assistendo ad una particolare scarsa partecipazione dei giovani, in special modo di quelli nati dopo il 1990.

Sempre quest’estate sono stato in vacanza nel centro Italia, in Abruzzo, facendo sosta in un Cimitero di guerra Militare Canadese, nei pressi di Ortona (Chieti), dove si combatté aspramente lungo la linea Gustav durante la seconda guerra mondiale dove giovani soldati, venuti da migliaia di chilometri dalla loro patria, hanno sacrificato la loro vita ed il loro futuro assieme ad altri uomini di diverse altre nazionalità per donarci quel tempo di cui oggi noi possiamo vivere ed esprimerci in una società libera e democratica e che Noberto Bobbio, politico e filosofo del 900, definì in un suo famoso manifesto “Democrazia”, come la “Più compiuta concezione della vita e della storia che gli uomini abbiano creato nel corso dei secoli”

Eppure quel cimitero deserto così compostamente ordinato avvolto nel assordante silenzio, così come è assordante il fragore che stordisce di tanti giovani che sempre più si disinteressano alla vita del paese, così come le recenti elezioni politiche hanno dimostrato

Credo che questo disinteresse da parte delle nuove generazioni sia dettata da due principali motivi:
Il primo riguarda la sempre più assenza dei concetti che definiscono la nostra società basata sulla libertà e democrazia.

La cosa mi rammarica molto perché, evidentemente, stiamo sempre di più perdendo di vista il vero orizzonte dell’essenza su cui la nostra società si dovrebbe fondare e che sono i veri pilastri su cui possiamo essere noi stessi e poterci esprimere anche attraverso il semplice voto; la libertà di decidere noi stessi il nostro destino e a chi affidare il governo di una città o di una nazione. Non a caso la parola governo deriva dal latino “guberno” ovvero sia “reggere il timone.

Ci stiamo dimenticando che questi valori fondamentali i nostri nonni l’hanno combattuta con il sangue contro i tiranni del nazifascismo i quali volevano arrogarsi il potere, con la prepotenza, di decidere il destino della nazione, opprimendo la libertà degli individui di essere sé stessi, la libertà di pensiero, la libertà di parola, la libertà di essere umani.
Oggi, noi giovani , ci stiamo dimenticando di questo e, noi stessi, senza accorgercene stiamo instaurando una nuova forma di dittatura; quella dell’astensionismo, che vede imporre un pericoloso atteggiamento di apatia alla politica, quella del non votare rigettando in tal modo una delle maggiori espressioni di libertà e di decidere del nostro destino.

C’è bisogno di riscoprire i veri valori dell’essenza dell’uomo il cui spirito, per sua natura, tende alla libertà, alla partecipazione, all’ascolto e vivere insieme in una società, che non è fatta solo di sintesi di algoritmi matematici, ma di persone, di vite vere, di pensieri, di bisogni, del reciproco rispetto, ed in esso riscoprire la cultura della civiltà della democrazia basata da sempre sul dialogo tra individui, nel cui seno ne possono scaturire ordinamenti legati da un netto principio di maggioranza e minoranza che, come disse un vecchio cantautore “Libertà è partecipazione”.

Così come definì Aristotele l’essere umano, l’uomo del bisogno può riscoprire che solo in società può soddisfare non solo i propri bisogni, ma anche quelli altrui tramite il confronto, il contatto tra persone, all’interno della “civitas”, e di essere noi stessi sovrani del nostro destino.

Ritengo che buona parte della responsabilità di tale situazione colpa sia da imputare anche nell’ incapacità, specie negli ultimi decenni, della classe politica italiana stessa, di dare risposte a esigenze non solo odierne, ma anche di quelle future e di saper tradurre in realtà le idee che spesso rimangono tali perché poco praticabili e poco funzionali.

Penso che se una nazione come l’Italia vuole continuare ad essere una potenza economica di scala mondiale, deve avere delle prospettive future, delle ambizioni concrete e, aver la capacità di essere pronti non solo per il presente, ma anche per il futuro.

Christian Troiano

 

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