Abbiategrasso, elezioni: ma quanto vale Domenico Finiguerra? Dipende dal ‘posizionamento’

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    I rumors nei corridoi della politica sono unanimi: l’ex sindaco di Cassinetta, per diversi suoi avversari, vale il ballottaggio. Ma quanto del suo consenso sarà eroso dai grillini?

    ABBIATEGRASSO – Domenico Finiguerra riparte non certo da zero, ma da 26.7% e dai 3920 voti raccolti al primo turno delle comunali 2012, che per 16 voti di scarto gli impedirono di andare al ballottaggio con Gigi Arrara. Ballottaggio che, sull’onda emotiva del clamoroso e contemporaneo successo di Federico Pizzarotti a Parma, Finiguerra avrebbe anche potuto vincere.

    I voti di Cambiamo Abbiategrasso, invece, furono la bellezza di 3.153, pari al 24.41%, primo partito della città (il Pd, secondo, si fermò al 21%).

    Non v’è dubbio, tuttavia, che il montante fenomeno grillino dell’epoca si tradusse in sostegno degli allora pentastellati a Cambiamo Abbiategrasso. E qui sta il punto sulla valutazione di dove potrà arrivare, questa volta, Finiguerra: quanto del suo ampio consenso del 2012 sarà eroso da Barbara De Angeli, e ovviamente da una eventuale lista degli ex di Officina del Territorio? Due politici di lungo corso, di schieramenti diversi, tra febbraio e marzo hanno espresso ai nostri taccuini la medesima impressione: ‘Finiguerra andrà al ballottaggio’. Già, ma con quanto? Impensabile un altro consenso superiore al 25% nel primo turno, basterebbe un 18-20% per arrivare al secondo turno? Con 6 o 7 candidati sindaci, potrebbe anche bastare.

    Ma questo significherebbe un Movimento Cinque Stelle al 10, massimo 12%, e una Officina quasi ridotta al lumicino. I nuovi alleati di Abbiategrasso Bene Comune, per quanto generosi ed entusiasti, non sembrano in grado di portare un valore aggiunto (numerico) a due cifre. C’è poi un dubbio sui componenti delle liste. Nel 2012, Finiguerrà schiero come capolista un fuoriclasse come Fabrizio Tassi (152 preferenze), la folletta Alice Boni, Marina Villa, gente di spessore indiscusso come William Nicoli, Francesca Berlinzani, Alessandra Gay. Chi saranno i novelli pretoriani di Finiguerra? Al momento, non lo sappiamo.

    Una cosa però la sappiamo: Domenico Finiguerra ha cambiato la sua comunicazione. Meno irruenta ed aggressiva, più dialogante ed inclusiva. In termini di appeal grafico, Finiguerra è sempre un passo avanti rispetto agli altri. Il problema di Domenico, in tutti questi anni, è sempre stato quello di lasciare per strada parecchi dei suoi aderenti. Anche il rapporto con Cassinetta e l’attuale sindaco Michele Bona, un tempo suo fedele pretoriano, dimostra la fondatezza di questo assunto. Un limite che ha sempre, a nostro avviso, sminuito una forza- in termini di proposta e capacità leaderistica- non discutibile, ancorché disegnata su un carattere non facile (come accade per tutti o quasi i leader).

    Pagherà, questa parziale svolta? Il nodo è tutto lì. Il nodo, come scritto in un pezzo valido per Magenta ma anche per Abbiategrasso (e che riproponiamo qui) è il POSIZIONAMENTO.

    “Ti svelo un segreto e ti tolgo immediatamente un dubbio : il programma elettorale e tutte quelle belle intenzioni che metti su carta non contano NIENTE.

    Ti faccio un esempio : se davvero la qualità del prodotto è fondamentale, allora perché la maggior parte delle persone quando hanno fame o vogliono mangiare un panino vanno da McDonald’s? Vuoi dirmi che nei dintorni non c’è qualcuno che fa panini migliori? Non ci credo.

    Il tuo programma, quello che tu proponi, è il tuo prodotto. Puoi avere il miglior prodotto del mondo ma senza un sistema che funziona, senza un posizionamento politico fatto bene, senza la differenziazione rispetto agli avversati (interni o esterni), sei carne da macello.

    Sia chiaro, non sto dicendo che devi imbrogliare la gente, scrivere cose a caso e non mantenerle, perchè questo influisce molto negativamente sul dopo, sulla terza fase.

    Per arrivare ad avere lo stesso risultato di McDonald’s devi conquistare la cosa più importante dell’elettore : la sua testa, la sua mente. Ecco a cosa fa il posizionamento politico.

    Con un’offerta politica così ampia, con sempre meno posti a disposizione, con elettori sempre più diffidenti, devi vincere la battaglia nella mente dei potenziali elettori facendo in modo che non possano considerare nessun’altra alternativa rispetto a te. E questo puoi farlo solo con un serio posizionamento politico”.

    Fabrizio Provera

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