Abbiategrasso-elezioni/3: altra débacle di Tarantola. Che anche oggi.. vince domani

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ABBIATEGRASSO – Parvenu. In generale, questo aggettivo è usato con un senso dispregiativo o peggiorativo . Supponiamo che un attore sia coinvolto in attività politiche e lanci la sua candidatura a sindaco della sua città. I leader più esperti della località non impiegano molto a accusarlo di essere un estraneo che non ha esperienza in questo tipo di problemi e che, pertanto, non dovrebbe ricevere il sostegno dei vicini.

È anche chiamato un parvenu a colui che è nato in povertà e che, dopo aver raggiunto una certa ricchezza, vuole mostrarsi come un membro della classe superiore della società . Un nuovo arrivato o un nuovo ricco è qualcuno che, dal momento che ha i mezzi economici per accedere a beni o servizi che prima erano inaccessibili, cerca di mostrare la sua fortuna e fa ostentare il suo potere economico.

Niente da fare. Anche questa volta Luigi Tarantola resta al palo. Dal circa 9% delle Comunali 2017, che lo videro molto lontano dal ballottaggio, l’ex sindaco di Albairate (che nella sua ormai lunga vita politica e istituzionale quello ha fatto: il primo cittadino in un paese da neppure 5mila abitanti) ha nuovamente perso.

Nonostante un oggettivamente OTTIMO risultato scaturito dalle urne il 12 giugno, il 23 e rotti per cento di Ricominciamo Insieme e lista giovani non è valso la vittoria ad un candidato civico, che bazzica da anni la politica ma non ha mai corso come esponente puramente partitico. In caso di vittoria di Fossati, Tarantola sarebbe entrato in giunta. Forse come vicesindaco. Forse con Giovanni Maiorana al fianco. Non lo sapremo mai, perché Tarantola ha perso. Ancora, nuovamente.

La ragione cercammo di spiegarla cinque anni fa: ottimo imprenditore a fianco dei fratelli Giovanni e Cesare, erede di una riseria attiva da 1 secolo, dal punto di vista POLITICO noi abbiamo sempre considerato Tarantola un parvenu, ossia un onestissimo, valido di amministratore di paese non adatto tuttavia, sempre a nostro dire, ad una città come Abbiategrasso.

Complessa, difficile, diversa, seppure con profonde radici agricole, ad un paesino come la confinante e placida Albairate.

Perde ancora, Tarantola. E se alla Voce dei Navigli di Fabrizio Tassi dichiara dopo il primo turno di aver perso (è arrivato terzo, quindi ultimo) e che  i programmi dei due candidati Nai e Fossati non agevolavano un accordo, ecco che dopo aver visto saltare comprensibilmente un apparentamento che sarebbe costato sangue e consiglieri comunali a Pd e La Città raggiunge comunque un accordo e invita, lunedì 20 in serata, a votare Fossati.

Ed è da lì, sussurranno i corridoi abbiatensi, che la città (non nel senso della lista) comincia a contestare un accordo orientato sicuramente e com’è giusto alla gestione del potere (quindi, assessorati) ma che evidentemente molti degli oltre suoi 2000 elettori non digeriscono. Alberto Fossati raccoglie infatti 500 voti in più rispetto al 12 giugno, ma ne mancano oltre 1700 all’appello.

Un po’ persi nell’astensione, nel non voto o chissà dove.

Come accaduto a Magenta con Silvia Minardi e Marco Ballarini, ad Abbiategrasso è andata in scena un’unione (di fatto) tra persone molto diverse e per diverse ragioni. E ancora una volta, come ammoniscono i venerabili maestri del consenso politico e della sua costruzione (che forse l’ex sindaco di Albairate non ha compulsato dovutamente), Tarantola ha perso.

Altri 5 anni di opposizione e traversata nel deserto, che in totale faranno dieci. Riso non gliene manca (il Carnaroli della ditta Tarantola è ottimo), suggeriamo in abbinamento un calice di vino (rosso, diremmo Bonarda frizzante di Riccardo Albani).

Buona opposizione, consigliere di minoranza Luigi Alberto Tarantola.

Fabrizio Provera

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