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Abbiategrasso dice addio ad Alessandro Invernizzi, il re dei Feliciani. Perdita incolmabile: fu l’uomo a trasformare un’acqua minerale in un sogno

Protagonista col padre Vittorio e la famiglia del rilancio del marchio Lurisia, al premio Agnelli 2019 tenne un discorso memorabile

ABBIATEGRASSO – Ci sono perdite- brutto a dirsi, di fronte alla morte livellatrice che ci rende tutti uguali, come ci suggerisce l’immortale (lei sì…) poesia del principe De Curtis- che sono drammaticamente più incolmabili di altre. Perché se nasciamo tutti uguali, con sogni speranze e talenti distribuiti in modo più o meno copiosi, poi conta quello che un uomo o una donna sono in grado di fare, costruire, realizzare, sognare.
E non c’è alcun dubbio che la vita di Alessandro Invernizzi, morto la scorsa notte senza aver neppure raggiunto il mezzo secolo di vita (era nato a Milano nel 1971 da una famiglia legata doppio filo alla storia imprenditoriale di Abbiategrasso), sia stata del tutto eccezionale.
Una vita straordinaria interrotta dalla leucemia, che dopo 11 anni di lotta ha avuto la meglio su un giovane uomo che aveva dimostrato di possedere la forza di un esercito, la forza guerriera dei 300 spartani di Leonida.
Dal 1996 al 2019 ,la famiglia Invernizzi si è spesa per il rilancio dello storico marchio delle Acque Lurisia.
Nato a Milano nel 1971, Alessandro aveva iniziato la sua attività lavorativa affiancando il padre Vittorio nella gestione del progetto Beverly5, catena di supermercati specializzati nel beverage.
Nel 1996 la famiglia acquisisce dai tedeschi di Gerolsteiner Brunnen l’azienda di imbottigliamento attiva dal 1940 nel comune di Roccaforte Mondovì (nel Cuneese): la Lurisia, che era sull’orlo del fallimento, viene rilanciata dagli Invernizzi con risultati straordinari., Nel 2004 il patron di Eataly Oscar Farinetti acquista il 50% delle quote, mentre Invernizzi da responsabile commerciale diviene amministratore delegato. Nei successivi tredici anni di attività il ‘brand’ continua ad acquistare valore e l’azienda si espande in 42 Stati del mondo: dal 2014 al 2017 sarà l’impresa con l’Ebitda più alto nel settore premium beverage.
Alla vigilia di Natale del 2009 arriva per Alessandro Invernizzi la diagnosi di leucemia acuta bi-fenotipo, che lo porterà al ricovero in camera sterile per diversi mesi e a due trapianti di midollo osseo. L’imprenditore ha raccontato la sua esperienza di lotta alla malattia nei blog 18mq e Il Mio Manuale di Vita, oltre ad aver  fondato nel 2015 la onlus Volontari per un Mondo Migliore, dedicata a valorizzare il territorio di Lurisia, e nel 2016 la comunità dei Feliciani (‘gli estremisti della felicità’).
All’attività imprenditoriale, proseguita fino a marzo 2017 come amministratore delegato di Lurisia, ha affiancato negli ultimi anni quella di speaker e coach aziendale. Nel settembre 2019 aveva curato la cessione di Lurisia per lungo tempo partner degli eventi di Slow Food, alla multinazionale americana Coca Cola, con un accordo concluso per 88 milioni di euro.
Personalmente, ma quanto dico vale anche per tutti i presenti di quella incredibile serata, Alessandro Invernizzi rimarrà per sempre la potenza magnetica delle parole che pronunciò il 10 marzo 2019, in occasione dell’ultima edizione del premio Italo Agnelli (che causa Covid quest’anno è saltato), quando la famiglia del carismatico leader della Confcommercio vollero premiarlo per la sua visionarietà imprenditoriale e la sua carica umana.
Riproponiamo quel pezzo per trasmettere, anche a chi non c’era, un breve estratto dalla e della vita di un uomo straordinario, che lascia due figli e la ex moglie. Parole che andrebbero lette e rilette quando ciascuno di noi, come capita a tutti, ha la tentazione di cedere o rimettere i remi in barca. Da oggi in poi, ogni volta che questa ricorrente insidia s’incuneasse nel nostro tempo, dovremmo resistere in memoria di quello che uomini come Alessandro Invernizzi- capitano così di rado, nell’economia complessiva delle vite umane- rappresentano e rappresenteranno. Sempre.
Fabrizio Provera

Alessandro Invernizzi: forte come uno Tsunami, un ‘feliciano’ che spazza via la mediocrità del nostro vivere

Il momento più toccante del premio Agnelli è stata l’intervista con l’imprenditore del gruppo Lurisia

11 MARZO 2019

Più persone e meno personaggi (cit. Ivan Donati). 
Più persone come noi, con pregi e difetti, con paure e coraggio, con forza e debolezze. Più persone che possano essere esempio di come agire per migliorarci, per migliorare le cose.

Grazie a tutti, grazie per il riconoscimento, ma soprattutto grazie per la serata di valore che ci avete donato.

Ieri sera al Premio Italo Agnelli 2019, c’erano tante persone, persone speciali, e nessun personaggio.

Grazie di cuore a tutte le persone speciali di Lurisia – Premium Beverages, il riconoscimento è loro. Il riconoscimento è per loro.

Mentre ascoltavamo Alessandro Invernizzi chi scrive, la cui soglia di attenzione si abbassa drammaticamente con gli anni, si era già alzato e riseduto 10 volte. Primo perché non ero di buon umore, secondo perché mi annoio in poco tempo. Di molte cose, quasi tutte. 

Poi è salito sul palco questo giovane uomo, che combatte dal 2009 contro la leucemia, che ha un sorriso invidiabile, nessun capello rimasto sulla testa ma una forza tale da tenerci incollati alla sedia, a spellarci le mani dagli applausi (lanciando quello più intenso: a fianco avevo qualche zombie, specie dietro) e a rimanere incantati.

Alessandro Invernizzi, della famiglia cui si deve il rilancio di un marchio storico del food & beverage italiano come  Lurisia, è stato evidentemente dotato da Dio padre (e dal carismatico padre naturale Vittorio Invernizzi, che dalla platea si godeva questo figlio così straordinario con la gravità del pater familias, ma certamente anche col sorriso) di una Grazia che ne fa una sorta di Adriano Olivetti del Terzo Millennio.

Valore, impresa, etica, responsabilità sociale e tutela ambientale. I valori che Lurisia incarna da anni, e che consentono di chiudere bilanci con aumenti consistenti di fatturato ed utile, esercizio dopo esercizio.

Alessandro ha lanciato il movimento dei   Feliciani, ossia gli estremisti della felicità. Nella convinzione che l’Essere umano è debole, ma si rafforza nella coscienza della comunità.

“Sono un uomo, poi un padre e poi un membro della comunità degli esseri umani, razza ospite di questo Mondo, di questo Universo. Ho poche certezza e tantissimi dubbi. So di non sapere e da qui inizio il mio agire. Dal dubbio.

Accolgo tutto quello che arriva dalla vita, tenendo e facendo mie le cose belle e imparando da quelle brutte per poi lasciarle andare. Cerco di migliorarmi ogni giorno, mettendo il massimo e il meglio di me in tutto quello che faccio.

Il mio obiettivo è lasciare un Mondo Migliore di quello che ho trovato ai miei figli e alla generazioni future, e lo voglio fare rendendo il Mondo un posto più felice”

A 10 anni dal giorno in cui gli venne diagnosticata una malattia mortale, Alessandro Invernizzi (qui sotto nel selfie del social influencer Max Ilardi) ha dato una dimostrazione di leggerezza, e nel contempo di immane potenza, che nessuno dei presenti dimenticherà facilmente. Dovesse farlo, vorrà dire che è una persona poverissima. E non ci riferiamo a macchine o conti correnti.

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Redazione

Redazione Ticino Notizie

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