Abbiategrasso dice addio a ‘Bob’ Scarioni. Parà, Folgore!

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    ABBIATEGRASSO – Parà, Folgore! Come si conviene tra commilitoni e tra chi ha condiviso il servizio militare nella Brigata Paracadustisti più famosa e leggendaria in Italia, oggi pomeriggio sul sagrato della chiesa di san Pietro i baschi amaranto della Folgore hanno salutato a loro modo Piergiorgio ‘Bob’ Scarioni, morto a 80 anni dopo aver combattuto per mesi una malattia che alla fine ne ha vinto la dura e rocciosa tempra.

    Nato nel settembre 1937, Bob Scarioni- ‘biegrassin’ sino al fondo del midollo- è stato un eccellente calciatore che tra gli anni Cinquanta e Sessanta ha indossato le casacche di formazioni blasonate  come Palermo, Reggina ed altre squadre di serie C, prima di tornare ad Abbiategrasso (dove vinse un campionato Allievi) e portare all’unione tra l’allora formazione di Cassinetta e l’Audace.

    Ma come ci ha ricordato Piermaria Magnaghi, anch’egli orgogliosissimo ex parà della Folgore ed attivissimo componente dell’associazione che raduna i baschi amaranto, Bob Scarioni servì l’Italia da soldato paracadutista, ottenendo il brevetto numero 00315.

    Una famiglia di sportivi, quella degli Scarioni; il fratello è stato un notissimo pugile. Come ha detto il sacerdote durante l’omelia, per una volta Bob Scarioni non si è lanciato dal cielo verso la terra, ma in un moto ascensionale ha raggiunto l’amata moglie, morta due anni fa.  Questo pomeriggio, seppure a ridosso di Ferragosto, in una chiesa di san Pietro gremita lo hanno ricordato il figlio, la nuora, i nipoti, molti ex commilitoni e parà, il sindaco Cesare Nai e Adolfo Lazzaroni.

    Per decenni, Bob Scarioni si è premurato di issare e tenere alto- volto fiero-  il glorioso vessillo dei paracadutisti abbiatensi durante cerimonie civili e di ogni genere. Gente di poche parole, compatta e granitica, orgogliosamente attaccati al Tricolore, allo spirito di corpo e ai valori profondi che il vessillo della Folgore, stoicamente, testimonia da tempo immemore: la gente della Folgore è così. E’ questa.

    Un messaggio di cordoglio è giunto ai famigliari dal generale Marco Bertolini, già comandante della gloriosa Folgore.

    Vi riportiamo il testo completo della Preghiera del Paracadutista, che Piermaria Magnaghi ha letto al termine della Santa Messa, e l’inno ufficiale degli eroici paracadustisti italiani.

    Per Bob Scarioni, ancora una volta: Parà, Folgore!

    PREGHIERA DEL PARACADUTISTA

    Eterno immenso Iddio, che creasti gli eterni spazi e ne misurasti le misteriose profondità, guarda benigno a noi, Paracadutisti d’Italia, che nell’adempimento del Dovere, balzando dai nostri apparecchi, ci lanciamo nella vastità dei cieli. 

     Manda L’Arcangelo S. Michele a nostro custode, guida e proteggi l’ardimentoso volo; come nebbia al sole, davanti a noi siano dissipati i nostri nemici.

    Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede e indomito il coraggio.

    La nostra giovane vita è tua.

    O Signore! Se è scritto che cadiamo, sia!  Ma da ogni goccia  del nostro sangue, balzino gagliardi figli e fratelli innumeri, orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire.

    Benedici, o Signore, la nostra Patria, le famiglie, le nostre Mamme, le spose, le sorelle e fidanzate. Signore, i nostri cari!

    Per loro, nell’alba e nel tramonto, sempre la nostra vita!

    E per noi, o Signore, il Tuo glorificante sorriso!

    E così sia.

    COME FOLGORE DAL CIELO
    Inno ufficiale della folgore.

    Cuori d’acciaio all’erta!
    il cielo è una pedana
    fra poco nell’offerta
    noi piomberemo giù.
    Pugnale e bombe a mano
    viatico di morte
    e l’ansia della sorte
    non sentiremo più.

    Aggancia la fune di vincolo
    spalanca nel vento la botola
    assumi la forma di un angelo
    e via pel tuo nuovo destin.

    Come folgore dal cielo
    canta il motto della gloria
    come nembo di tempesta
    precediamo la vittoria.
    Un urlo di sirena: fuori, fuori!
    E già dall’infinito
    sul nemico più agguerrito
    per distruggerlo o morir,
    per distruggerlo o morir.

    L’occhio nemico scruta:
    son nuvole che vanno
    ma poi se il vento muta
    li vedi già son qui.
    E gli angeli di guerra
    pugnale in mezzo ai denti
    in uno contro venti
    si battono così:

    sganciato ogni corpo dai vincoli
    racchiusi in un quadrato fermissimo
    il piombo nemico si sgretola
    nessuno di noi cederà!

    Come folgore dal cielo
    canta il motto della gloria
    come nembo di tempesta
    precediamo la vittoria.
    Un urlo di sirena: fuori, fuori!
    E giù dall’infinito 
    sul nemico più agguerrito
    per distruggerlo o morir,
    per distruggerlo o morir.

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