30 aprile 1993, le monetine a Craxi. “Dalla tragedia di Bettino partì il degrado politico”

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     “Fu l’apice di una campagna politica, giornalistica, giudiziaria devastante che armò le monetine che si sarebbero trasformate in pallottole molto presto. La responsabilità dei mandanti morali ricade sul Pds dell’epoca e sui fascisti che arrivavano da via della Scrofa. Fu una gazzarra squadristica che rese molto felice il pool di Milano. Mio padre fu un uomo molto coraggioso perché aveva la testa sulle spalle e conosceva a fondo la storia in cui soleva dire ‘è accaduto anche di peggio’ e se ne fece una ragione”. Lo dice all’AdnKronos il figlio di Bettino Craxi, Bobo, in merito alla ricorrenza del lancio delle monetine contro Bettino Craxi all’uscita dell’hotel Raphael, avvenuto il 30 aprile del 1993.

     

     “La lettura del libro di Facci mi ha riportato ad un’Italia schifosa, inguardabile. Se dobbiamo parlare di una persona di una certa caratura, della sua parabola politica, è semplicemente la cronaca di una tragedia, di un tentativo di annientare la persona. Tutto questo è vero. Se si parla del Raphael, di Craxi, di tutto ciò che ha coinvolto la sua famiglia, è una storia anche di sangue che finisce con la sua morte in un clima di solidarietà e di amicizia da parte di chi gli ha voluto bene ma anche di fazioso ribadimento dell’odio da parte di chi gli ha voluto male.
    Su questo non è ammesso alcun tipo di ottimismo”. Lo dice il giornalista Giuliano Ferrara nel corso del webinar organizzato dalla Fondazione Craxi in occasione della presentazione in anteprima del volume di Filippo Facci dal titolo ”30 aprile 1993 – Bettino Craxi L’ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica”.
          “Ma forse – prosegue – dobbiamo fare un passo avanti. In quell’Italia comandavano quattro giornali, comandavano dei telegiornali che si ritrovarono tutti a seguire la scia indemoniata della vicenda. E
    contava la procura della Repubblica di Milano, il famigerato pool. Le cose ora sono cambiate ma non solo nel senso della degradazione. Sì, custodire la memoria è decisivo, e per farlo bisogna anche vedere la realtà con tutta la sua mediocrità. Però l’Italia con Craxi e attraverso la sua tragedia ha poi intrapreso un cammino che non è solo di degradazione. Sono successe anche delle cose importanti: è sorto il fenomeno Berlusconi, cambiò il clima, tutta la situazione generale.
    Visto dall’esilio di Craxi, il cambiamento era esiguo e fragile ma ci fu”.
          “Il libro di Facci – conclude – è impietoso e tremendo perché ci fa vedere la differenza tra l’Italia di oggi e quella di allora. Certi disgusti ora si sono stemperati e anche Bettino, prima di morire, credo abbia riconsiderato la catena di odio nei confronti dei suoi nemici mortali”.
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