Concerti Brandeburghesi integrali: chiusura di lusso della Stagione 2022 magentina al Teatro Lirico- di Alessandra Branca

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“Privilegio”. Una sola parola può sintetizzare il risultato del concorso del caso, delle opportunità, al lavoro costante, al percorso con la barra dritta sempre puntata sulla “crescita” dell’Associazione Totem a Magenta.

Il privilegio di assistere ad una perla della musica classica di ogni tempo, il privilegio di avere a disposizione una gemma come il teatro Lirico, il privilegio di compartecipare alla evoluzione in tempo reale delle abilità strumentistiche, del ventaglio di repertorio, e, non da ultimo, della comunicativa con il pubblico di questi musicisti “in residenza”.

E tutto questo, non per “pochi” : ma per molti. Poiché il prezzo di un biglietto al Teatro Lirico, grazie al Comune di Magenta, grazie anche agli sponsors privati, è “accessibile”. Senza questo importante principio-guida, nessuno splendore può divenire luce; almeno a nostro avviso!

Sotto la guida del maestro Passerini, strumentisti in ensemble delle due orchestre Vivaldi e Magenta, hanno deciso di regalare al pubblico accorso al Teatro Lirico per questo finale di stagione, molto più che una esibizione od un concerto: un vero e proprio cimento. Un vero e proprio dono e privilegio insieme.

La percezione, se non consapevolezza, del proprio livello tecnico; al contempo, la fiducia nei propri “compagni di squadra”; ed infine, ingrediente essenziale, la sicurezza di sentirsi in un teatro amico, ove potere mettere sul palco le proprie abilità acquisite ma anche quelle ancora da consolidare. Queste a mio avviso le condizioni di base per arrivare a decidere di “piazzare” il Bach dei Concerti brandenburghesi, in integrale e con una attenzione filologica alla presentazione “scenica” che porta ancor di più lo strumentista ad “esporsi”.  Rigorosamente in piedi, come usava al tempo, un folto ma non smisurato ensemble, e molti strumentisti a turno ‘solisti’.

Già; perché questi concerti, composti da Bach nella piccola corte di Köthen tra il 1718 ed il 1721, sono stati il primo germoglio dell’estensione del concetto di “parte solista” a strumenti delle diverse “famiglie” orchestrali. A Köthen, il Kappelmeister J.S. Bach, ebbe a disposizione, grazie al favore del principe Lepold, musicisti tra i migliori, qualcuno strappato alla ben più importante corte di Berlino; corte (e quindi ruolo) alla quale il nostro peraltro puntava decisamente, se è vero come è vero che questi sei concerti vennero chiamati a posteriori (attorno al 1850, con la Bach renaissance dovuta allo studioso Philipp Spitta) “brandeburghesi” poiché indirizzati, con lettera agli atti, al potente principe di Brandeburgo.

 

Sebastian a Köthen conduceva una vita modestamente agiata, serena ed immersa nella musica e nella lode di Dio, insieme alla già numerosa famiglia. Negli anni di Köthen il compositore produsse moltissimo (come sempre nel suo caso) e “pezzi” rimasti nella storia della musica e che ancora insegnano a generazioni di musicisti l’arte. Con l’orchestra ed il principe Leopold la sintonia doveva esser alta se Bach cominciò qui a sperimentare ed innovare lo stile compositivo. In quegli anni (siamo nel primo Settecento) imperversava in Europa la “moda” della musica da camera, genere portato in gloria, popolarità e virtuosismo da Vivaldi e Corelli in prmis . Ed anche la più lontana (ma soprattutto “riformata” e calvinista, nel caso in oggetto) “Germania” (dovremmo fare dei distinguo storici, ma non è la sede, ndr) non ignorò questo genere musicale, anzi ! Ed è così che anche il Kappelmeister di Köthen volle dire la sua in merito: sperando, oltre che di lodare Dio e la musica, anche di “fare centro” su “Berlino”. L’Europa della musica parlava francese e fu così che Six Concerts avec plusieurs Instruments fu il nome dato dallo stesso autore alle composizioni nella lettera indirizzata al margravio Christian Ludwig di Brandeburgo.

Amatissimi e popolarissimi oggi, i Brandeburghesi vengono considerati il punto culminante della barocca “arte del concerto”, fusione mirabile di tre diverse tipologie – il concerto policorale, il concerto grosso e il concerto solistico – succedutesi nel corso di circa due secoli. [Giulio Damore]

Ed eccoci allora qui, sabato 7 maggio 2022, al Teatro Lirico, orgoglio della comunità magentina, con le orchestre residenti “Vivaldi” (e non sarà un caso…) e Città di Magenta  in ensemble, un bel gruppetto di musicisti a proporci questo momento particolare, grande e domestico insieme, dei sei brandeburghesi. Strumenti e strumentisti in un vero e proprio “minuetto” totale, ove partiture e “personaggi” si combinano e ri-combinano in continuazione, tra parti “frontali” e parti che al tempo venivano chiamate “di riempimento” (ossia l’accompagnamento: un po’ come trama ed ordito).

“Esposti”, “soli”, ma tenuti insieme dal medesimo filo musicale come perle di una collana: da pochi compagni a fianco (le parti soliste non sono mai “esclusive” ma sempre condivise nella partitura) ed una piccolo anfiteatro umano e strumentale, un passo dietro. In mezzo, il silenzio, lo spazio del suono.

E quindi sì, un privilegio. La sfida della partitura, la rarefazione del corpo musicale, una barriera inesistente con il pubblico. Ed ogni nota così ben scandita, così cesellata su questa quarta parete inesistente poiché si è in una stanza di ricevimento, non in un moderno, vasto, teatro. In platea al Lirico, in fondo, è un po’ come stare in una comoda corte medio-piccola, dove la familiarità aiuta la crescita.

Un po’ il senso di tutto il percorso di Totem – La tribù delle Arti, di cui abbiamo già ampiamente parlato nelle precedenti puntate.

Un lusso, un “bis” dell’intera stagione, ci piace vederlo così. Qualcosa di inaspettato e “diverso” a suggellare i quattro appuntamenti precedenti; ascolto ed esecuzioni che richiedono una maggiore attenzione, una ponderazione dei suoni, quasi una loro rappresentazione plastica. Bach – e questi valenti musicisti con lui – ci chiede qualcosa di più che un a volte distratto ascolto; Bach non ti chiede di lasciarti trasportare, ti chiede di partecipare e com-partecipare. Solo da questa salda unione tra le parti, il pentagramma diviene plastico, diviene cesello di vibrazione sonora.

I concertisti sono stati davvero bravi, straordinari, tutti quanti. Potremmo spendere parole, nomi… rimandiamo alle cronache socials, alle documentazioni fotografiche degli amici musicali ed al programma di serata (sul sito di Totem Magenta) per tutti i giusti e doverosi dettagli. Noi qui vorremmo sottolineare la qualità, il virtuosismo migliore, invisibile, di cui questi musicisti ci hanno data dimostrazione: l’armonia. Cercare l’armonia significa infatti fare ognuno il passo della misura giusta per potere accompagnare gli altri. Qualcuno sa correre più veloce, qualche altro ha la gamba lunga, qualche altro ha la voce più grossa… Ma per dare vita al concerto perfetto ciò che conta prima di ogni altra qualità, è la capacità di mettersi a disposizione dei propri colleghi di esecuzione. E questi musicisti lo hanno fatto.

Bellissimo, bravissimi. Grazie e … BIS !

Quale congedo, anche per chi scrive, di questa peculiare e felicemente sorprendente stagione, poniamo un auspicio: che questo bel ruscello di musica, con i protagonisti di sempre e quelli che via via compiono un percorso insieme a noi, qui a Magenta, possa scorrere libero ed in salute, continuando a crescere. Irrigando di bellezza, aiutando quindi tutti noi a scoprire, dentro e fuori, le meraviglie di un clavicembalo ben temperato e dei suoi virtuosi compagni.

©2022 Alessandra Branca

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