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Dall'archivio:

Dallo Chat Noir al Derby, la verità sul cabaret raccontata da Flavio Oreglio

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Potrebbe contenere informazioni obsolete o visioni da contestualizzare rispetto alla data di pubblicazione.

Non c’è niente da ridere, sul cabaret : anzi, urge la necessità di ricercare, come materiale antropologico, tra storia, cronaca e costume, cosa veramente sia questo “cabaret”.
Termine polifunzionale in lingua corrente, termine, a memoria veloce delle ultime generazioni, usato comunemente per indicare una performance comica, ridanciana, curiosa, iperbolica, forse anche un po’ ridicola, nel teatro oppure, guarda un po’, come spettacolo in TV. Ma questa ‘percezione’ comune sulla parola cabaret, ha origini molto recenti, ed è frutto di un colossale errore di scambio tra binari del tram!
Chi questa “via del cabaret” (o al cabaret?) la ha però percorsa in prima persona, questo articolato genere in cui la comicità fa la parte di uno degli ingredienti (presenti od assenti, a scelta) – non può ad un certo punto non assumersi l’onore e l’onere di fare chiarezza, di prendere in mano la pila, la lampadina appesa al centro della stanza umidiccia ed appesa ai soli fili elettrici.

La stanza è quella dell’Archivio Storico del cabaret, Peschiera Borromeo.  Con nostra grande fortuna, qualcuno, sommessamente, negli ultimi lustri, si è preso la briga di farla, questa ricerca.  “Da venti anni” – recita la nota sul sito: mica bruscolini !

Questo onere della ricerca vorremmo dire ‘etnografica’ lo ha compiuto, con un manipolo di impavidi, proprio Flavio Oreglio, noto al “grande pubblico” proprio per la partecipazione ad alcune stagioni televisive (quelle dei primi anni Duemila) di “Zelig”, la clonazione televisiva dell’esperienza del locale “Zelig” di viale Monza 140 a Milano. Locale fondato nel 1986 da un manipolo di arditi ‘teatranti’ provenienti dall’esperienza dell’Elfo Puccini, i quali pensarono di ricreare e re-interpretare lo spirito dell’ormai defunto “Derby” di Milano. E come nacque il Derby di Milano? …

“Storia del cabaret – l’arte ribelle”, ultima fatica di Flavio Oreglio trasformata in spettacolo teatrale (cabaret?) e portata in scena in anteprima nazionale dal teatro della Cooperativa di Niguarda, tra gennaio e marzo 2022 con puntata bonus in aprile. La puntata sull’ “Età dell’errore”, ossia del come del perché, ad un certo punto degli Anni Settanta (a metà) e poi in discesa libera nei decenni successivi sino a noi, si sia confuso il cabaret con la comicità, la risata spiccia, a rapido consumo e senza (ulteriori) pensieri.

immagine tratta dall’Archivio Storico del Cabaret Italiano – Peschiera Borromeo

Basata sui documenti dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano e sulle ricerche del Centro Studi Musicomedians, quella che emerge è un’avventura artistica incredibile e meravigliosa.

” Il Cabaret è scomparso. Uno strano insieme di generi, come varietà, avanspettacolo, animazione da villaggio e burlesque, ne ha usurpato il nome.”  commenta Oreglio: “È una storia sorprendente e curiosa, che attraversa l’Europa dalla fine dell’Ottocento a oggi e che gioca a ping pong con gli Stati Uniti e il resto del mondo. Un continuum – che unisce grandi personaggi a illustri sconosciuti – fatto di satira, controcultura, anticonformismo, avanguardie, e sberleffo al potere. È storia di parole, poesia, musica, disegni e canzoni, creati da artisti che hanno avuto il coraggio di portare la propria visione del mondo sui palchi di locali e teatri” .

 

In sala al Della Cooperativa, dove lo spettacolo di Oreglio è andato in scena tra febbraio ed aprile con quattro appuntamenti, si trova uno dei protagonisti di quei tempi a Milano, Renato Sarti, con il gruppo dell’Elfo e tra i mattatori del celeberrimo e miliare evento “Comedians” (1985). Fondatore e direttore artistico (…e autore, regista, attore, animatore di comunità del quartiere…) del teatro di via Hermada, di uno degli ultimi spazi dove si fa ancora, a detta dello studioso Oreglio, del vero cabaret (e guardiamoci dal ridere!), in città. Come dire, “a casa” !

Flavio Oreglio è un artista-pensatore, poeta e burlone, stupefacente; non è certo questa la prima volta che lo dimostra. Per cui, sempre sottilmente, tra il serio ed il faceto, ha condotto la platea di via Hermada in un excursus tra fatti, cronaca, informazione, costume, canzone e ricordi tanto lucido quanto emozionante e, neanche a dirlo, divertente ! Muovendosi con lucida cautela tra nomi, date, fatti sociali, in un primo tentativo di storicizzare la contemporaneità dal 1968 ad oggi.

L’artista e ricercatore arriva infatti al tempo presente, indagando il contemporaneo fenomeno dello stand up e, riprendendo una ramificazione del “cabaret” nel teatro canzone, del rap; sino a giungere a quello che definisce “caos underground” che viaggia oggi sui socials.

I quattro (tre più uno) atti di questa Storia del Cabaret italiano rappresentano una opera di cui non si può fare a meno ed uno “spettacolo” consigliatissimo e nel quale molti di voi ritroveranno pezzi, in tutti i sensi, della propria stessa storia biografica!

Sino a qui non abbiamo fatto nomi: ce ne sarebbero troppi ! Rimandiamo per questo ai consigli in coda. Tuttavia ci sembra un buon punto di partenza rendere noti i nominativi del “Comitato dei garanti” dell’Archivio Storico di Peschiera Borromeo (realizzato con il patrocinio dell’istituzione comunale, sottolineiamo): Lino Patruno, Cochi Ponzoni, Alberto Patrucco, Umberto Faini, Enzo Iachetti, Giorgio Melazzi, Luca Boanffini, Delia Mantegazza, David Riondino, Enrico Intra.

Nell’attesa del cartellone di qualche teatro su suolo nazionale, c’è sempre la possibilità di divenire dei veri esperti sull’argomento visitando il sito dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano ( www.archiviocabaret.it ) gestito dal Centro Studi Musicomedians ( www.musicomedians.it ) e correndo ad acquistare il libro (“anche online!”) ricercato composto e redatto dallo stesso Flavio Oreglio. …Garantiamo che la lettura sarà catartica !

Alessandra Branca ©2022

Questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie e potrebbe risultare obsoleto.

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