Pensieri Talebani- Dopo due anni di sconquasso sociale, ripartiamo dalla famiglia, di Fabrizio Fratus

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La vita è cambiata, per tutti. I cambiamenti comportano adattamento, stress e ansia; così è anche per la famiglia, la prima cellula di una comunità, come ci ha spiegato Aristotele. Ogni giorno si deve fare fronte a situazioni precedentemente mai vissute, le relazioni si alterano e gli ambienti dove si svolgevano le giornate sono limitati.

Prendiamo a esempio bambini e adolescenti che normalmente avevano giornate strutturate e ben definite con diversificazione di stimoli e contatti, oggi è tutto limitato: dal contatto con gli amici alle attività sportive, come quelle ludiche arrivando allo stress della quarantena.

Tutto ciò pone la crescita di bambini come di adolescenti di fronte a un problema di socializzazione. Se abituati a stare soli e a confrontarsi solo tramite le apparecchiature digitali diviene per loro normale che la vita sia di tipo virtuale. La socializzazione è una caratteristica molto importante per la vita dell’essere umano e va coltivata, il rapporto con le altre persone ci porta al confronto e quindi alla crescita, all’empatia come alla solidarietà. Al contrario, vivendo in un sistema chiuso, con pochi stimoli di carattere sociale siamo portati all’isolamento e a una interpretazione della realtà limitata, meno olistica. Il rischio di un uso eccessivo di tv, tablet e cellulari può condurre a una visione della vita ridotta e di solitudine ed è per questo che la gestione delle emozioni in ambito familiare diviene importantissima tenendo anche conto del conflitto inter-generazionale.

Prima del periodo che tutti noi stiamo vivendo le nostre abitudini erano consolidate, avevamo certezze e stimoli continui che nascevano dall’incontrare persone senza nessun tipo di problema. La realtà di oggi è ben differente, i media hanno sviluppato nella coscienza delle persone una paura intrinseca dei rapporti e, anche la famiglia, oltre che al singolo individuo, si è rinchiusa in se stessa. Ma il vivere in se stessi rinchiusi nel proprio microcosmo ha prodotto effetti molto negativi come ha rivelato l’Istat e confermato dall’Associazione nazionale divorzisti italiani con un’impennata del 60% di richieste di separazioni. Tra le principali cause vi è l’infedeltà, anche virtuale con 4 casi su 10. Ma a incidere è stata la convivenza forzata senza una adeguata capacità di gestione del tempo come dello stress. Ora immaginiamo i bambini o gli adolescenti che obbligati a vivere in una situazione senza “sfoghi” siano costretti a subire anche le problematiche dei genitori tra liti e accuse. Immaginiamo il loro mondo catapultato in un perenne scontro tra accuse e difficoltà, e poniamoci una domanda: l’esperienza vissuta in questi due anni cosa comporterà nel loro futuro?

La domanda non ha una risposta certa, ma abbiamo abbastanza conoscenza dell’essere umano per comprendere come il futuro di questi bambini e adolescenti sarà più complicato; lo stiamo già verificando con un aumento dell’utilizzo di psicofarmaci in età pediatrica e la richiesta di terapie presso sociologi e psicologi. Di fronte a una situazione che si sta aggravando quale può essere una situazione di recupero di uno stato di normalizzazione delle nostre emozioni? Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricorrere a Giovenale ricordando il suo: “Mens sana in corpore sano” e quindi fare attività fisica e stimolare il cervello con lettura, studio e stimoli positivi di tipo attivo. Ma non basta, vi è necessità di ricorrere all’empatia verso il resto dei familiari, comprendere che come noi anche loro hanno difficoltà e ricordandoci che la famiglia è la struttura sociale su cui poggia tutto il sistema della nostra comunità umana.

Fabrizio Fratus per Trame – supplemento al Cittadino di Monza e Brianza

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