Abbiategrasso, il dramma dei padri separati che dormono nei supermercati. Ma interessa pochi.. Di Silvano Brugnerotto

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Riceviamo, e molto volentieri pubblichiamo, questo contributo del prof. Silvano Brugnerotto

ABBIATEGRASSO  Quando uno entra in una sala convegni e si accorge che i presenti all’interno ammontano a poco più di una decina di persone, intuisce due possibilità: o il convegno tratta di cose poco interessanti ai più (magari perché troppo specialistico in un settore particolare, come leggere il futuro nei fondi del caffè o discorrere della storia della pipa) oppure perché il tema, seppure importante, è in gran parte misconosciuto.

Sabato 12 febbraio alle ore 10 ho avuto la percezione che quello a cui avrei assistito era un appuntamento associato alla seconda possibilità. Entrando nella sala consiliare del castello di Abbiategrasso, infatti, ho contato una quindicina di persone, me e gli otto relatori compresi, nonostante l’incontro trattasse un argomento importante: “Padre separato, padre inascoltato. Storie di ordinaria solitudine”. In effetti il tema dei padri separati pare non avere cittadinanza nella comunicazione mainstream, e la percezione complessiva, come in tutti i casi in cui un tema non viene trattato dai network, è che il problema non esista. Se è vero e giusto che la nostra società deve raggiungere una reale parità di genere, dovrebbe essere altrettanto giusto che tale parità si svolga anche nella trasmissione delle notizie da parte dei media, sull’influenza dei quali si fonda gran parte dell’opinione pubblica. Eppure, se è ormai all’ordine del giorno imbattersi in notizie truci di femminicidi, maltrattamenti e abbandoni da parte di “un maschio che deve crescere ed evolversi” (così si pronunciano sovente le brillanti menti di psicologi e psicoanalisti, che sarebbe come dire che siccome un tunisino ci ruba il portafoglio tutti i tunisini sono chiamati a crescere e ad evolversi), è praticamente impossibile fruire di notizie di stampo opposto. Che dire, per esempio, dei mariti costretti ad uscire da casa dopo una separazione, dei padri costretti ad allontanarsi dai figli perché a tenersi il “domicilio domestico” è sempre la moglie, dei maschi indotti a “crescere ed evolversi” dormendo in macchina, degli ex-mariti che pur avendo un posto di lavoro sono costretti ad entrare nel novero di quelli che sono catalogati come “nuovi poveri”? Chi parla di queste cose? Chi ha sentito parlare di questi fatti?

È forse questo il motivo per cui il convegno nella sala consiliare di Abbiategrasso si è praticamente svolto in un deserto, nel quale gli encomiabili relatori si sono ritrovati a scambiare dati e informazioni fra di loro. Fra i presenti anche il sindaco Nai, che ha segnalato come sempre più persone si rivolgano al sindaco come ultima spiaggia, nella speranza di ritrovare il bandolo della matassa di una vita che fino a poco prima era normale. Interessanti gli interventi di alcuni fra i relatori. Per esempio quello dell’Avvocato Gianluca Oldani, esperto di diritto di famiglia, che si è spinto ad affermare una verità lapallissiana che gli rende onore, e cioè a dire che spesso sono proprio gli avvocati a soffiare sul fuoco delle diatribe post-separazione e ad esacerbare gli animi in nome di una mera vittoria giudiziaria che certo non risolve i problemi della coppia. Il giusto approccio, quello propugnato appunto da Oldani, deve mirare invece all’ascolto dell’altro, a trovare la giusta mediazione, ad evitare un muro contro muro che spesso si risolve in un nulla di fatto o nella distruzione di uno dei “contendenti”.

Toccante la testimonianza di Luigi Ronzulli, principale artefice dell’Associazione “Misericordia spa”, inizialmente pensata per assistere ex-prostitute ed ex-detenuti ed oggi dotata di una struttura d’accoglienza per padri separati o divorziati. Ronzulli ha raccontato di ex-mariti ridotti sul lastrico, di padri che non possono vedere i figli piccoli perché non hanno un posto dove accoglierli, di uomini che la mattina lavorano e che di notte dormono nei parcheggi sotterranei dei supermercati, di persone vessate da continue richieste di denaro dalle ex mogli. La casa d’accoglienza predisposta a Torino (per ora unico caso in Italia) ha permesso ad alcuni padri separati di trovare rifugio dall’indigenza e dalla solitudine, ma anche di ritrovare dignità personale, perché all’interno vi sono piccole camerette destinate ai figli che si recano a visitare i papà in un ambiente sereno.

Dal folto pubblico composto da ben sette persone, un intervento da parte di un maestro elementare. Nelle classi scolastiche di oggi, egli riporta, quasi la metà dei bambini hanno genitori separati e il loro disagio psicologico è perfettamente percepibile. La questione non sarà mai risolta, continua il maestro, se non si andrà alla radice del problema, che è di ordine culturale: la figura del maschio è vilipesa da decenni e la disparità di trattamento in tali questioni è anche dovuta alla selezione a monte delle notizie. Se il tema di un uomo maltrattato non avrà lo stesso peso di quello di una donna maltrattata, non riusciremo mai ad affrontare efficacemente il problema.

Interviene infine il Dr. Enrico Lo Turco, rappresentante dell’Associazione “Mantenimento diretto, Movimento per l’Uguaglianza Genitoriale”. Nelle continue diatribe della ex-coppia, segnala Lo Turco, quelli di cui ci si dimentica spesso sono i figli. Sono loro a subire le maggiori conseguenze dei risentimenti e delle guerre psicologiche fra gli ex-coniugi, ed anche se uno dei genitori penserà di aver vinto la battaglia (magari per una sentenza legale che lo ha favorito) si accorgerà di aver perso la guerra con la serenità del figlio. Ai figli non importa chi vince e chi perde, essi percepiscono solo il clima: se è sereno cresceranno bene, se è perennemente conflittuale incamereranno una parte di violenza che si porteranno dentro a vita. Il contenzioso su chi debba tenere i figli, dice Lo Turco, nasce spesso dal fatto che essi garantiscono la stabilità, la casa e il regime di vita precedente alla separazione. Una delle proposte che il legislatore potrebbe accogliere riguarderebbe la turnazione abitativa, che sostituirebbe il pendolarismo dei figli da una casa all’altra. La casa di famiglia, cioè, si configurerebbe come “l’ambiente dei figli” e ad alternarvisi all’interno sarebbero i genitori. In tal modo cesserebbe la “guerra per l’immobile” e ai figli sarebbe garantita maggiore stabilità.

Il convegno, intervallato al termine di ogni intervento dal brillante commento del consigliere Bottene (“Grazie, molto interessante”), si chiude mestamente, senza applausi. Ed è un bene, perché quattro applausi in una sala vuota sottolineerebbero ancor di più l’assenza e il disinteresse della cittadinanza rispetto al tema dell’incontro. Un tema sotterraneo ma imprescindibile, che dà la misura di una società civile in modo non meno veritiero di quello che garantisce la tutela e il rispetto delle donne.

 

Silvano Brugnerotto

Docente di Storia dell’Arte presso il Liceo Bachelet di Abbiategrasso

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