Robecco Futura: gli enti sovracomunali? Un BENE da usare meglio

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Riceviamo e pubblichiamo

 

ROBECCO  Quando ci sono le elezioni comunali, specialmente nei  piccoli comuni italiani, che sono l’ampia maggioranza dei comuni, le persone si sentono ancora in dovere di esprimere la loro preferenza di voto, e perciò le percentuali dei votanti sono mediamente ancora alte.

Le stesse persone però, compresi gli eletti negli organi amministrativi dei comuni, poco s’interessano dei così detti enti sovra comunali, se non per criticarli e a volte sparare a zero inutilmente su di essi.

Per fare esempi più in grande basti pensare all’Unione Europea, al Governo, alla Regione, alla sanità o alla scuola, per non parlare del sindacato e i partiti. Astio generale che, ben veicolato, ha fatto anche la fortuna politica dei populisti nostrani.

Noi vogliamo fissare l’attenzione a quegli enti sovra comunali che toccano da vicino la nostra vita quotidiana: il Consorzio del Parco del Ticino, il Parco Agricolo Sud, la Città Metropolitana, L’Azienda Speciale Municipalizzata ASM, il Consorzio Acque Potabili CAP, il Villoresi, il Consorzio Dei Comuni dei Navigli, ecc.

Sono tutti enti che entrano nella nostra vita di tutti i giorni fornendoci servizi e provvedendo, anche se ormai non ci facciamo più caso, ad aiutarci a vivere una vita serena  togliendoci alcune incombenze che, diversamente, diventerebbero gravose per ciascuno di noi (pensiamo solo ai rifiuti.).

Altri enti, pur non svolgendo direttamente servizi, svolgono un ruolo di salvaguardia importante e fondamentale per il nostro ecosistema. Pensiamo ai Parchi, nati e sorti proprio allo scopo di preservare e valorizzare i nostri territori. Parchi spesso avversati dagli stessi cittadini che li abitano, perché visti come momenti d’imposizione e divieto oltre che inefficienza,  anziché di valore aggiunto.

Ebbene, questi enti sono gestiti da persone che sono elette dai rappresentanti dei comuni stessi che ne fanno parte, lasciandoli spesso poi al loro destino. Non solo, questi enti diventano, dopo l’incombenza dell’elezione, qualcosa di estraneo al comune che ne fa parte. È delegato all’ente, nel bene e nel male, la gestione, senza più interessarsene, fino a quando ci saranno le prossime cariche elettive. Non esiste ad esempio un assessorato apposito che tenga i contatti stretti con questi enti, e che cerchi di collaborare con essi. Spesso le assemblee sono un fardello ed è delegato qualcuno ad andarci ma solo perché obbligati in qualità di “soci”.

Questi enti funzionano bene? O sono solo poltrone da coprire dove sono inviati soliti noti o i “trombati” nelle elezioni precedenti? Noi crediamo che all’interno dei consigli di amministrazione di questi enti, le persone che le rappresentano siano persone capaci e competenti, ma che spesso sono lasciati da soli ad amministrare senza il confronto serio e costante dei comuni che li consorziano. Certo alcuni enti funzionano meglio degli altri, alcuni hanno delle potenzialità inespresse, altri potrebbero fare molto di più, altri fanno errori madornali, altri non riescono a comunicare bene con i cittadini, altri fanno quello che possono, ma se questi enti non ci fossero stati, a nostro avviso, sarebbe stato molto peggio

La morale di tutto quello che abbiamo detto è che noi tutti, cittadini in primis, dobbiamo avere a cuore questi enti, conoscerli, seguirli, capirne l’importanza, ma soprattutto sentirli nostri, perché, di fatto, sono nostri.

Non più “quelli del Parco Ticino” o “quelli di ASM”, o “quelli del CAP” ecc., come se fossero dei nostri avversari, ma nostri amici, colleghi che svolgono un servizio per noi.

L’appello maggiore riguarda però i nostri amministratori comunali, perché non si preoccupino solo di mettere i propri uomini nei consigli di amministrazione (così risolvono loro i problemi) ma interagiscano con i nostri enti in modo più attento e proficuo per migliorare sempre più i servizi, la competitività, il funzionamento e la solidarietà.

Soprattutto quest’ultima, perché ricordiamocelo sempre questi enti sono tutti pubblici, spesso attaccati perché  inefficienti e disorganizzati, con la voglia di privatizzarli. Dobbiamo resistere a questi tentativi e riuscire a dimostrare che questi nostri Enti, nel rispetto delle regole, dei diritti dei suoi lavoratori, nella sicurezza del lavoro ecc, siano all’altezza del loro compito, tanto quanto il privato .

Per riuscirci non dobbiamo disprezzarli ma volergli bene, e soprattutto, da parte di chi è preposto al loro controllo, sentirli amici, spronarli a fare sempre meglio attraverso una continua collaborazione e supporto d’idee. Con tutti i loro pregi e difetti.

Certo, il percorso di efficientamento e razionalizzazione non deve mai arrestarsi, ma senza questi enti la nostra qualità della vita sarebbe molto peggio.

                                                                                             ROBECCO FUTURA  

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