Mario Mantovani la ‘piazza’ ancora: Villani in Città Metropolitana, Fdi mette radici. La politica, del resto, si fa così

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EST TICINO Eravamo stati sin troppo facili profeti, settimana scorsa, a pronosticare o presagire (fate voi) il buon risultato cui andava incontro il giovane sindaco di Ozzero, Guglielmo Villani, eletto domenica nel Consiglio Metropolitano di Milano nelle liste di Fratelli d’Itali, assieme a Pino Pozzoli di Opera, e col determinante sostegno di Mario Mantovani. 

La dimostrazione di forza dell’11 dicembre, quando al ristorante Antico Oleificio l’ex vicepresidente della Lombardia e Daniela Santanché avevano portato più di 150 persone alla presentazione di Villani, era un elemento chiarificatore, in questo senso.

37 anni, eletto sindaco quando ne aveva appena 30, Villani è un giovane ma già esperto e capace amministratore locale di centrodestra, che ha fatto molta fatica- dalle nostre parti- a tramutare la messe di voti sempre raccolta in una classe dirigente veramente all’altezza. Ora Villani diventerà, sotto le insegne della crescente Fratelli d’Italia, un riferimento per l’Abbiatense, il Magentino, il Castanese e l’Altomilanese.

E il merito principale è di un politico che anni di maldicenze e autentico(a tratti) linciaggio mediatico non hanno scalfito: Mario Mantovani continua a vantare una solida, fitta rete di amici (categoria, l’amicizia, quasi introvabile in politica) che si riconoscono nella sua leadership.

E cosa fa, un leader politico? Sceglie, selezione, valorizza i suoi uomini e le sue donne, a partire da quelli più giovani. Così è accaduto con Guglielmo Villani, efficacacemente estratto dal cilindro (politico) da un amministratore di lungo corso e provata esperienza, appunto Mantovani, che attorno al primo cittadino di uno tra i paesi più piccoli dell’est Ticino (neppure 2mila abitanti) ha saputo creare e ricreare quello che sa di parola magica, per chi è del mestiere: IL CONSENSO.

Rinverdendo così, in epoca di liquefazione della politica, il buono il bello delle ‘fu’ correnti, che forse oggi si chiamano in maniera diversa. E infatti scrivevamo..

“Le CORRENTI, ossia le fazioni interne ai partiti, hanno sempre preservato i movimenti dal leaderismo, dal cesarismo senza Cesare (il caso emblematico, come diciamo spesso, è quello di Marco Ballarini a Corbetta: sindaco ormai senza partiti, sono rimaste un grumo di liste civiche e persone che avulse da gruppi con regole precise e selezione della classe dirigente si riferiscono, de facto, unicamente al grande capo).

Sono le correnti a consetire circolazione e selezione delle classi dirigenti, sono le correnti (se illuminate e non autoreferenziali) a lanciare nell’agone politico candidature coraggiose e giovani (come quella di Guglielmo Villani, sindaco del Comune più piccolo di tutto l’Abbiatense).

Mai come oggi, a distanza di anni dall’irruzione della politica liquida, dall’esplosione social, dalla politica pandemica, si sente il bisogno di una politica capace di guardarsi (e guardare) in faccia, di una politica capace di unire, aggregare, discutere. Di una politica NON autoferenziale, ma che sia dialogante, dialettica, frutto del dibattito”.

Gioco, partita e incontro, avrebbero detto Rino Tommasi e Gianni Clerici. E così, novello McEnroe,  Mario Mantovani vede ribadita- a distanza di decenni- la propria forza. 

E che la politica politicienne, quella dei partiti e delle libere espressioni della società (transitanti per i territori) sia ancora prevalente sul modello distopico della politica virtuale (e sempre meno reale) dei Cinque Stelle, è cosa e notizia buona per tutti.

Amen, e buon Natale (specie a chi riesce ad adeguare la politica di ieri alle esigenze dell’oggi).

Fab. Pro.

 

 

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