A tu per tu con il dottor Alessandro Romorini: per un quarto di secolo neurologo dell’ospedale di Magenta

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Il neurologo è andato ufficialmente in pensione ai primi di ottobre, ma continua a svolgere la sua professione al Poliambulatorio Santa Crescenzia, dove la sua collaborazione è ormai quasi ventennale. Durante il suo percorso professionale una notizia ignota alla maggioranza è quando ebbe modo di lavorare, come tecnico di laboratorio, con il professor Girolamo Sirchia poi Ministro della Salute.

MAGENTA – Una vita dedicata alla medicina ma anche alla chimica. Già perchè intervistando il dottor Alessandro Romorini, noto e storico neurologo dell’ospedale Giuseppe Fornaroli di Magenta, nonché, collaboratore fin dagli albori, del Poliambulatorio Medico Santa Crescenzia, emerge anche questo dettaglio. Tutt’altro che secondario, soprattutto per tratteggiare al meglio la figura di un professionista che conosce la materia medica a tutto campo.

“E’ vero – esordisce il dottor Romorini recentemente andato in pensione dopo ben un quarto di secolo (25 anni) dedicati al nostro nosocomio ‘Fornaroli’ e oggi libero professionista al Santa Crescenzia dove a maggior ragione, ne è ancora uno dei più “anziani” collaboratori. Ho iniziato come Chimico Industriale diplomandomi presso ITIS Cobianchi di Intra e ho lavorato come tecnico di immunoematologia del Centro Trasfusionale e Immunologia dei Trapianti diretto dal prof Girolamo Sirchia dal 1974 al 1978”.
“E’ in quegli anni – rivela – che in parallelo mi sono iscritto a Medicina completando i miei studi e laureandomi alla Statale di Milano nel 1982”. Che dire tanto di cappello. Per questo medico poliedrico che ha conosciuto il nostro territorio, in primis da volontario presso l’Ospedale di Cuggiono con l’allora dottor Macone.

Nell’excursus dello specialista Neurologo, non manca nulla. Tant’è che prima di iniziare l’attività ospedaliera, ha svolto anche quella di Medico di Base. Un passaggio significativo, che ancora oggi emerge parlando con Romorini, perchè l’attenzione e la cura verso il paziente, sono caratteristiche che certamente si sono formate e sviluppate proprio in quel periodo
il medico del Santa Crescenzia successivamente, ha prestato servizio all’ospedale di Saronno. Anche qui un’esperienza che nel gergo attuale, potremmo definire “multitasking”. Già perché ha esercitato, sia al Pronto Soccorso, che come Neurologo oltre che al Centro Trasfusionale.
Un polivalente a tutto campo, che poi si è trasferito per dieci anni presso l’Unità Operativa di Neurologia dell’ospedale di Borgo Sesia nel vicino Piemonte, zona del Novarese.
Infine, nel 1995 l’approdo al ‘Fornaroli’ di Magenta dove, appunto, ci è rimasto per ben 25 anni. “Quella del medico di base – dice ancora Romorini – è una scuola importante, perché ti consente d’imparare ad ascoltare il paziente. Così come l’esperienza in Pronto Soccorso, ti consente di capire come prendere decisioni velocemente, capire dove devi intervenire subito perché ci sono gravi criticità”.
A Magenta, storia davvero curiosa, ma che ci fa capire come spesso nella vita tutto torni, il dottor Romorini ha incontrato il dottor Frediani, suo collega ospedaliero ma anche al Santa Crescenzia.

 “E’ stato proprio Frediani – aggiunge Romorini – ad aver avviato al ‘Fornaroli’ l’ambulatorio dedicato alle emicranie, ed io poi l’ho condotto dal 2000 in avanti visitando circa 400 pazienti all’anno”. Perchè quella dell’emicrania, e qui iniziamo ad entrare nel vivo della materia, è indubbiamente una patologia piuttosto diffusa ma che non deve essere sottovalutata, ma soprattutto va affrontata nel modo corretto.

“Spesso si ricorre all’automedicazione – rimarca lo specialista- magari assumendo farmaci generici anti infiammatori. Questi ultimi purtroppo se assunti di frequente, possono peggiorare il mal di testa, anziché curarlo”.
Il primo consiglio allora è quello di rivolgersi ad uno specialista che possa meglio contestualizzare la problematica legata alla cefalea, soprattutto se ricorrente. “Così facendo si evita l’utilizzo di farmaci sbagliati – prosegue Romorini – ma soprattutto si va a meglio circoscrivere il campo, comprendendo se trattasi di una cefalea primitiva, o secondaria, ovvero, collegata ad altre situazioni (sinusite, mancanza di sonno, sino a situazioni ben più preoccupanti, vedi l’ictus o addirittura il tumore celebrale)”.
E’ per questo che l’altra importante raccomandazione è legata al fattore tempo. In Neurologia, ma sempre in Medicina, la prevenzione, ove possibile, e la diagnosi precoce, è auspicabile. “Il fattore tempo – asserisce nuovamente, talora è fondamentale. Soprattutto, quando questi eventi sono ripetuti, perchè possono essere il sintomo di qualcosa di più profondo”.
Vi sono, infatti, alcune altre patologie, come l’Epilessia che a sua volta, necessita di approfondimenti neurologici perchè può essere l’indizio di qualcos’altro.

A riguardo dell’epilessia il medico pone un distinguo importante: “Attenzione a confonderla con una crisi convulsiva a cui può essere soggetto circa l’1% della popolazione. Ma che comunque va indagata perché talora spia di patologie neurologiche anche gravi”
In ambito neurologico, Romorini si è trovato e si trova tutt’ora ad affrontare altre due patologie molto note quali l’Alzheimer e il Parkinson.
Nel caso dell’Alzheimer l’ex medico del ‘Fornaroli’ porta una vecchia e costruttiva esperienza di “Un modello d’integrazione ospedale- territorio per pazienti affetti da morbo di Alzheimer” di cui il ‘Fornaroli’ fu protagonista insieme ai colleghi del servizio di Neurologia di Magenta, prima ancora della riforma regionale in materia di Sanità.
“E’ stato un progetto sperimentale – osserva Romorini – in cui Ospedale ed ASL insieme hanno approvato questo percorso anche di formazione per le badanti che assistono malati affetti da malattia di Alzheimer”.
Il tema dell’Alzheimer è vastissimo, oltre che variegato, e ad oggi anche sulla scorta della mancanza di una terapia farmacologica certa, è importante sviluppare diverse tipologie d’approccio.
“Che è esattamente quanto faremo anche qui al Santa Crescenzia – rimarca il medico – con la stimolazione cognitiva e la volontà di lavorare in team, attraverso un ambulatorio multidisciplinare”.

 Se sull’Alzheimer la ricerca deve muovere ancora diversi passi e spesso si va a completare la terapia attraverso il cosi detto approccio non farmacologico (bambola terapeutica, treno dei ricordi, ect.), diverso è il campo del Parkinson. Dove ci sono maggiori certezze scientifiche e dove soprattutto la diagnosi precoce può davvero fare la differenza.
“Se si interviene tempestivamente – spiega Romorini – diciamo che si possono alleviare i sintomi (tremore alle mani, la camminata incerta, rigidità ect.), andando a stabilizzare la situazione e garantendo una buona qualità della vita per almeno 10/15 anni. Ovviamente – chiarisce lo specialista – anche qui non è il caso di fare generalizzazioni. Pertanto, in alcuni casi vediamo una malattia che evolve rapidamente nel giro di 3/4 anni. Ma spesso si riesce a mantenere una buona qualità di vita del paziente anche molto a lungo”.

Nell’ambito dei pazienti affetti da malattia di Parkinson vi sono poi sottocategorie di malati geneticamente determinati, sono queste situazioni meno comuni, dove la patologia si manifesta già in età giovane (35/40 anni). Qui la rigidità, i tremori, così come il rallentamento motorio, piuttosto che la cosiddetta ‘faccia da
poker’ (ovvero volto inespressivo) sono tutti segnali ben evidenti fin da subito. E’ chiaro che in questo contesto, riuscire a rallentare l’iter della malattia diventa molto più difficile, se non impossibile.
Da ultimo, Romorini torna a ripetere il concetto di team, che è un tratto distintivo del Santa Crescenzia e che, soprattutto, quando si ha a che fare con malattie di carattere neurodegenerativo, diventa un valore aggiunto non da poco per il successo della terapia e quindi di una miglior qualità di vita possibile in questi pazienti.

Fabrizio Valenti

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