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     MILANO Le richieste di aiuto e gli accessi al pronto soccorso aumentano da 10 anni. E’ una crescita costante a cui non e’ corrisposto un adeguamento nelle risorse stanziate e nelle strutture messe a disposizione. Da tempo, ormai, chi si occupa di neuropsichiatria infantile denuncia difficolta’ nell’assistenza. I reparti specializzati sono pochi e le strutture intermedie, quelle che dovrebbero prendere in cura i pazienti prima che si arrivi alla fase acuta (e quindi all’ospedalizzazione), sono insufficienti. “In tutta la Regione ci saranno una decina di centri diurni”, spiega alla ‘Dire’ Antonella Costantino, a capo della neuropsichiatria infantile del Policlinico di Milano e della societa’ italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.
       Qualche settimana fa Costantino ha scritto al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e al ministero della Salute chiedendo un intervento per aumentare le unita’ assistenziali. Fino ad ora non ha ricevuto ancora nessuna risposta, ma non perde le speranze. E’ difficile dire se con l’emergenza sanitaria per il Covid ci sia stato un reale incremento nelle domande. “Forse vediamo venire a galla qualcosa che esisteva gia’ da prima”, aggiunge Costantino.
    Si e’ sviluppata una maggiore sensibilita’ verso questi problemi:
    le persone si fidano di piu’ e chiedono aiuto. Anche grazie alle esperienze provate durante la pandemia.
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