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17 Febbraio – Giornata Mondiale del Gatto. Di Laura Giulia D’Orso

Quando la mia gattina se ne andrà....

Quando la mia gatta se ne andrà non voglio che sia come con gli altri animali che mi hanno accompagnato per la mia strada e che mi hanno amato milioni di volte di più di quanto sono stata capace io. Quanto la mia gatta se ne andrà … tra un milione di anni, vorrei che io non ci fossi anche se so che avrà paura e troverebbe consolazione solamente nel guardami negli occhi.

Quando un gatto se ne va, a volte è per sempre. Non ringrazia, non saluta, semplicemente decide che è ora, prende e scompare. Semplicemente se ne va per non ritornare. Ho sentito spesso dire da chi vive nelle campagne che I gatti vanno a morire lontano da casa. L’ho sempre sentito dire ed è vero.

 

Quando un animale sta male si allontana dalla sua tana sicura. Non si ha nemmeno il tempo di capire che sta male. E mi viene da pensare alla sua ingratitudine. So per certo che è sempre un cane o un gatto che si sceglie i padroni, ma mai viceversa: “non sei tu a scegliere il tuo felino, ma è lui che ti adotta come padrone”.

Dopo anni che gli dai da mangiare e da bere, che gli offri un riparo dal freddo, lei o lui un giorno decidono che devono farlo, prendono e se ne vanno, senza più darti la possibilità di continuare ad occuparti di loro. Proprio a voler dimostrare che tu non sei il loro padrone o la loro padrona, ma cane o gatto che siano continuano ad essere padroni della loro vita. A volte ti arrabbi, piangi. Oh quanto piangi!

Magari pensando che se fosse rimasto con te avresti potuto fare qualcosa, portandolo dal veterinario, e magari sarebbe riuscito a fare il miracolo. O forse no, perché un gatto, i miei gatti che ho avuto non hanno mai voluto un miracolo, non hanno mai trattato con la morte. Accettazione divina allo stato puro, occhi di Perseidi  in una notte di stelle cadenti. Passano le settimane e ti accorgi che, se anche ti dispiace di un dolore atroce, forse, lui o lei hanno fatto, come sempre, molto di più per te, decidendo di andarsene e di morire lontano dai tuoi occhi, dallo strazio del tuo cuore.

 

Di Laura Giulia D’Orso

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