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I – La compagnia degli espatriati: una storia di quarant’anni fa

TURBIGO – In questi mesi, la morte di uno dei ‘colleghi’ del tempo che fu (un altro se n’era già andato qualche anno fa all’altro mondo) mi ha ricordato un impegno assunto quarant’anni fa e conservato nel mondo impalpabile della memoria. Allora, quattro tecnici (in seguito ne arrivarono altri due, tra cui uno di Castano Primo) erano stati inviati dall’Enel in Marocco (Mohammedia, vicino a Casablanca) per avviare una centrale termoelettrica costruita con macchinari italiani (Franco Tosi, Ansaldo, ecc.). Si trattò di un’esperienza umana forte – l’incontro con una diversa cultura – che promisi allora di raccontare, ma non ho mai avuto il tempo di farlo. Ora, a tarda età, non essendo ancora del tutto rincoglionito, mi accingo a farlo a puntate, sperando di avere la voglia di arrivare fino alla fine.


L’Enel ambasciatore del lavoro italiano. Negli Anni Ottanta c’erano Paesi, soprattutto sudamericani e africani, che dovevano progettare e impiantare centrali termoelettriche per avviare le quali occorreva il sostegno che i tecnici dell’Enel potevano assicurare. Se ne occupava l’Ufficio per il Coordinamento delle attività di consulenza all’estero, una vicedirezione nazionale che gestiva le richieste provenienti da Stati e aziende elettromeccaniche italiane che avevano vinto appalti all’estero e avevano bisogno, sul posto, di essere adeguatamente assistite nella costruzione degli impianti, nella preparazione di progetti, nell’addestramento del personale straniero sugli impianti che dovevano realizzare. Solamente nel 1982 l’Enel firmò accordi di cooperazione con il Brasile, Paraguay e Senegal per progetti e interventi in diciannove paesi tra cui Algeria, Argentina, Ecuador, Egitto, Libia, Mozambico, Uraguay, Zaire, Marocco.
La centrale termica di Mohammedia. Tutto inizio alla fine del 1978 quando un gruppo di marocchini arrivò a Turbigo per alcune settimane. Dovevano vedere da vicino una centrale termoelettrica simile a quella che sarebbe stata realizzata a Mohammedia, con macchinari italiani. Era il primo step di una storia che sarebbe durata cinque anni.
IN VIAGGIO PER IL MAROCCO. Dopo il primo step, chi scrive fu il primo a partire per il Marocco, da solo. Prima però feci un corso accelerato di lingua francese, ma quello tecnico lo imparai da loro ed è perciò che il mio francese ha sempre avuto una ‘espressione marocchina’.
Partii per il Marocco l’8 giugno 1980, il giorno dopo le elezioni comunali, per le quali ero in lista coi socialisti. Ricordo ancora perfettamente il viaggio. Da Turbigo a Genova, dove avrei dovuto imbarcarmi per Malaga, ma avevo il bollo auto scaduto per cui il finanziere mi voleva obbligare al rinnovo, ma non c’era tempo. Avrei perso il Ferry. Chiesi di parlare con il sergente e gli illustrai la condizione. Comprese. Viva l’Italia!
Viaggio notturno in un lettino a castello. Arrivai insonne a Malaga il mattino successivo. Partii in auto attraversando la ‘Costa de Sol’ e mi diressi verso Algeciras, estremo punto meridionale della penisola iberica. Ricordo che appena arrivato fui avvicinato da gente di ogni tipo che offriva la facile droga che importava dal Marocco, detta in gergo ‘cioccolato’. Passai la notte all’hotel Reina Cristina. Il cambio del dollaro, in quei giorni, era di 850 vecchie lire. Lo ricordo perché nei mesi successivi il suo valore in lire raddoppiò fino ad arrivare a 1500 lire. Avendo il contratto in dollari fu un affare molto vantaggioso!
Il giorno successivo, alle 7, presi il traghetto per Ceuta. E’ una cittadella spagnola sul continente africano, rivendicata da sempre dal Marocco. Porto franco, a Ceuta feci benzina e acquistai le sigarette. Poi partii alla ricerca del confine. Avevo una Fiat 128 coupè stracolma di alimentari italiani, tra cui una montagna di spaghetti. Avevo il terrore che alla dogana i marocchini mi ispezionassero l’auto. Appena entrai in contatto con loro dissi chiaramente – mostrando il contratto – che entravo in Marocco per un incarico di consulenza con l’Office Nationale de l’Electricitè e mi lasciarono subito passare senza sborsare un dollaro. Mi colpì subito il cielo azzurro, sembrava più grande che in Italia, così come la sporcizia. Da Ceuta a Mohammedia, località sul mare che si trova a poche decine di Km da Casablanca. Lì cercai la ciminiera, ma andai a finire in una raffineria (Samir) adiacente all’ingresso della centrale. Poco male, la portineria era vicina e trovai un marocchino che mi attendeva (certo Danguir) , il quale mi accompagnò al mio alloggio in un condominio del centro.

I – Continua
FOTO La centrale termica di Mohammedia (Maroc) e il gruppo che allora partecipò alla costruzione e all’avviamento della centrale tutta realizzata con macchinari italiani dal G.I.E. (dei primi quattro tecnici nella foto solamente uno – quello che scrive –  è ancora vivo)

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