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Agricolturando, intervista al giovane Diego Porzio- di Anna Schiorlin

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Attenzione: questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie.

Potrebbe contenere informazioni obsolete o visioni da contestualizzare rispetto alla data di pubblicazione.

Ecco a voi, cari lettori, una nuova puntata della rubrica di Anna Schiorlin sul  mondo agricolo

 

Diego, carissimo amico da anni, è un giovane agricoltore del novarese. Questa volta non sarò io a parlare ma lui ed ecco ciò che ha da dire al pubblico di Ticino Notizie.

Ciao Diego, parlaci della tua azienda agricola.

In realtà l’azienda non è di mia proprietà ma è intestata a mio padre Claudio Porzio e si trova a Pernate, in provincia di Novara. Esiste da ben  quattro generazioni e si estende su 20 ettari coltivati per la maggior parte a mais da granella  e i  restanti a  riso. Quello che produciamo viene venduto ai commercianti che a loro volta vendono le materie prime alle industrie che le lavorano.

Il tuo lavoro in azienda però non è a tempo  pieno….

No, io lavoro in una ditta metalmeccanica di Cameri su macchine utensili. Mi dedico alla campagna nel tempo libero, dopo il lavoro e durante il weekend soprattutto nei momenti più  impegnativi come la semina e la raccolta.

Da quanto tempo ti dedichi a questo “secondo mestiere”?

Ho iniziato a lavorare nell’azienda di mio padre appena avuta la patente, avevo 18 anni. Facendo qualche calcolo veloce direi che  ormai sono 16 anni che mi dedico seriamente a questo “secondo mestiere”.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa strada?

Sicuramente la passione. Fin da piccolo aiutavo mio padre nei lavori di campagna e sono sempre stato attirato dal trattore, la prima volta che ne ho guidato uno avevo 6 anni e ovviamente mio padre era li’ con me. Poi ho iniziato a frequentare le fiere agricole e quella che era una semplice passione, crescendo, è diventata qualcosa di più.

Perché hai deciso di mantenere entrambi i lavori?

Perché al giorno d’oggi non si sa mai, è meglio avere sempre un’alternativa.

Lo Stato italiano e l’Unione europea aiutano i giovani agricoltori?

Si, lo Stato italiano promuove l’insediamento giovanile nel mondo agricolo e so che per i giovani agricoltori fino a 40 anni d’età sono stanziati dei soldi a fondo perduto per permettere a loro di fare investimenti.

Come vedi il panorama agricolo italiano in questo momento?

Non bene direi, anzi sempre peggio.

Perché?

I problemi sono tanti: si specula moltissimo sul riso che, oltre ad essere prodotto in Italia,  viene anche importato dall’estero.  L ‘Europa è stata creata apposta per fare entrare i prodotti dall’estero a basso costo.  Avendo troppa merce sul mercato, riso estero  e riso italiano, le multinazionali speculano su questa coltura.

Inoltre i  costi di produzione sono aumentati . Basta pensare che il costo per coltivare una pertica di riso è pari a 150 euro ( comprensivo di concimazione, diserbo, irrigazione ). Se consideriamo una buona  produzione, si arriva attorno ai 5-5,5 quintali  alla pertica. Contando che un quintale di riso viene venduto a 22-23 euro circa, per ogni pertica arriviamo a guadagnare 115-120 euro. Il guadagno è comunque inferiore ai 150 euro spesi  per coltivare una pertica di riso. Per rientrare nelle spese, il prezzo di vendita del riso dovrebbe essere almeno pari a 35 euro al quintale.

Quindi i problemi sono principalmente economici?

Assolutamente no! Il cambiamento climatico è un altro problema importantissimo. Non c’è più acqua e l’innalzamento delle temperature oltre a provocare siccità,  sta anche favorendo la comparsa di parassiti che prima non erano presenti in Italia come la Popillia japonica. Quest’anno la produzione di mais è calata del 25% rispetto all’anno scorso proprio per il clima in cambiamento.

Anche la burocrazia ostacola il settore, è troppo esagerata!

Quindi mi pare di capire che la tua visione anche futura sia negativa….

Non si potrà più vivere di sola agricoltura. Non sarà mai più redditizia come un tempo. Prima  le aziende agricole allevavano anche il bestiame, ora sono pochi gli allevamenti che sopravvivono.  Bisogna trovare delle alternative perché fare solo l’agricoltore non basta più. Bisogna reinventarsi come contoterzista o buttarsi sulla produzione di legname.

La crisi colpisce anche le grosse aziende?

Si tutte, dalle piccole alle grandi imprese.

Secondo te,  c’è una coltura o qualche metodo di coltivazione innovativo  su cui si potrebbe puntare?

So che in Veneto la canapa è stata rivalutata e  sta prendendo piede ma per quanto riguarda la nostra zona non saprei, ogni specie vegetale ha le sue esigenze in termini di clima e di suolo  e non so se questa coltura potrebbe trovare le condizioni pedo-climatiche  adatte per poter essere coltivata qui da noi.

Ultimamente si stanno sperimentando gli impianti di irrigazione a goccia anche sul mais, questo metodo migliorerebbe la gestione dell’acqua impedendone gli sprechi ma ha un elevato costo di impianto iniziale.

Pensi che lo Stato italiano possa agire positivamente sulla crisi del settore?

Sicuramente imporre i dazi doganali può essere un inizio ma questo non basta. Lo Stato dovrebbe evitare le speculazioni da parte delle multinazionali e aumentare i prezzi di vendita dei prodotti dato che  i costi di produzione non possono diminuire. Facilitare la burocrazia sarebbe un altro passo importante . Inoltre potrebbe non far pagare l’acqua intesa come risorsa, è giusto che l’agricoltore paghi la manutenzione dei canali ma l’acqua stessa no.

E un singolo agricoltore cosa può fare?

Gli agricoltori dovrebbero unirsi di più tra loro per far sentire le proprie ragioni, collaborare con le associazioni di categoria come Cia o Coldiretti per impedire alle multinazionali di dettare legge ma purtroppo c’è molta competizione tra le aziende agricole e pensare ad una coalizione sembra impossibile.

 

Anna Schiorlin

Questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie e potrebbe risultare obsoleto.

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